Landolfi: «Spezziamo in due la riforma»

«Sia il centrodestra a promuovere un referendum»

Francesco Kamel

da Roma

Mario Landolfi, ministro delle Comunicazioni, esponente di Alleanza nazionale, entra nel dibattito sui tempi della riforma federalista lanciando una proposta: quella di «approvare definitivamente solo la parte relativa alla devoluzione stralciando tutto il resto della riforma dello Stato». Il ministro non si nasconde «la difficoltà procedurale della proposta» tant’è vero che non fa mistero di considerarla «una provocazione sulla quale vale però la pena riflettere».
Ministro Landolfi, dopo la riflessione del ministro Francesco Storace, nel centrodestra torna in discussione la riforma dello Stato e in particolar modo la devoluzione.
«Faccio una premessa: io non sono un federalista. Non credo che l'Italia abbia bisogno per ragioni politiche, religiose, linguistiche o d'altra natura, del federalismo. Ma nel 2001 il centrosinistra ha fatto un pasticcio: la riforma del Titolo V della Costituzione».
Allora è d'accordo con la proposta di «congelamento» della riforma avanzata da Storace?
«Ne comprendo le ragioni: il centrosinistra si ritroverebbe, qualora andasse al governo, una riforma che prevede un rapporto diverso tra Stato e Regioni, senza pagare dazio».
Possibile che prima dell'ultimo dei quattro passaggi in Parlamento salti tutto?
«Io ho un'altra soluzione rispetto all'ipotesi di congelamento di tutta la riforma: approvare definitivamente solo la parte relativa alla devoluzione stralciando tutto il resto della riforma dello Stato che non mi sembra una grande occasione perduta. So che è molto difficile ma vale la pena tentare».
Ma nel prossimo passaggio in Aula il testo non sarà emendabile.
«È vero. Non sono un tecnico ma credo che se tutti i gruppi parlamentari sono d'accordo con un ordine del giorno condiviso si può fare. L’opposizione dovrebbe sottoscriverlo per coerenza con le critiche che ha sempre mosso. Noi per fare chiarezza sui termini del confronto».
E La Lega? Sarà d'accordo con questo progetto?
«Non vedo problemi. Con la mia ipotesi la devoluzione si farebbe subito. È il resto che slitterebbe alla prossima legislatura a cui conferiremmo così anche una funzione costituente, magari eleggendo un’apposita Assemblea».
Ma «il resto», con la riforma dello Stato, interessa a Forza Italia.
«Non credo. Oltre alla devoluzione c'è solo un ibrido molto discutibile. E poi è una riforma che andrà a regime nel 2011».
Le reazioni degli alleati si preannunciano comunque molto fredde.
«Mi rendo conto dello stato d’animo di chi si trova alla fine di un percorso, ma bisogna rendersi conto che su questo argomento l’opposizione ha fatto perno per accreditare l’immagine di un maggioranza distante dalle esigenze delle parti meno competitive del Paese. Ecco perché avremmo la necessità di circoscrivere la riforma alla devoluzione e su questo far capire chi è dalla parte del Paese e chi invece ha favorito sperperi e disuguaglianze».
Parla a nome di tutta An?
«No. È una mia personalissima posizione, se vuole provocatoria, ma sulla quale a mio avviso vale la pena riflettere».
Per Storace «il centrosinistra tutto farà tranne che il referendum e si beccherà tanto potere centralista senza colpo ferire». Secondo lei nella prossima legislatura il centrosinistra promuoverà il referendum per cancellare la vostra riforma costituzionale?
«Storace ha ragione. Oggi c'è un contenzioso enorme dovuto alla riforma del centrosinistra. Non c'è Consiglio dei ministri in cui Enrico La Loggia non sia costretto a sollevare il problema dell'impugnazione di leggi regionali. Noi con la riforma siamo intervenuti a risolvere gli errori del 2001. Per questi motivi il centrosinistra il referendum non lo farà mai».
Quindi nessun referendum in vista?
«Al contrario. Il referendum ci deve essere e lo dobbiamo promuovere noi del centrodestra. Peccato non poterlo fare prima delle elezioni politiche».
Un referendum proposto dalla Casa delle libertà per incassare un'approvazione popolare sulla riforma?
«Fare il referendum è un'arma che avremmo per spiegare agli elettori quello che abbiamo fatto. Chiamiamo tutti i cittadini a valutare e scegliere tra le due riforme: la nostra e la loro del 2001. Facciamo capire chi ha spacchettato l'Italia, chi ha creato 20 sistemi sanitari, chi ha creato le politiche estere delle regioni. Giocarci una partita del genere ci aiuterebbe a liberarci delle menzogne del centrosinistra. Noi dobbiamo far comprendere che il centrodestra ha reintrodotto l'interesse nazionale e disboscato la legislazione concorrente».
Il centrodestra potrebbe giovarsi di un confronto tra le due riforme attuate?
«Con la riforma del centrosinistra la competitività del Paese si è ridotta. Ci sono dei filoni di sperpero che si annidano nelle Regioni. Pensi che in Campania c'è una “Commissione Mare” e una “Commissione Mediterraneo” con relativi costi per presidenti, personale, gettoni di presenza. La gente non capisce appieno i contenziosi e gli sperperi creati dalla riforma del 2001. Allora ci sia un'ordalia con il centrosinistra. Queste battaglie non si combattono con gli occhi bassi ma a testa alta».