Landolfi: «La tv si autolimiti» Polemica sul diritto di cronaca

Il ministro: «C’è il rischio di emulazione». Sposini (Tg5): «Discorso inaccettabile»

da Merano

«L'efferato omicidio di Merano ci dimostra, ancora una volta, come sia necessario rimodulare l'assistenza psichiatrica non in termini detentivi ma occupandosi di una sofferenza che non trova alcuna presa in carico». Lo sostiene Burani Procaccini, presidente della Commissione bicamerale per l'infanzia. «È giusto precisare - prosegue Burani che non tutte le tragedie familiari nascono da disturbi psichiatrici, ma è altrettanto vero che il fenomeno è sommerso e che l'inapplicazione sostanziale della legge 180 ha portato a conseguenze disastrose. Il mio dolore - conclude Burani si manifesta per quel bambino inerme e per un fratellino che ha dovuto registrare una scena che porterà con sé per tutta la vita».
«Ancora una volta si torna a discutere del fatto che una donna con abbia ucciso suo figlio. Una cosa che mi sforzo di dire da tempo è che se il nucleo familiare è a conoscenza dei disturbi mentali di una madre, non dovrebbe permetterle di allevare i propri figli. Così si eviterebbero tante tragedie», polemizza la psicologa Rita Parsi. Una campagna che la Parsi sta portando avanti con la Fondazione movimento bambino. E spiega che purtroppo «ora che il delitto è stato commesso, l'unica cosa da fare è curare la donna e il fratellino che purtroppo ha assistito alla scena del crimine». «È naturale che il fratello maggiore sia ora traumatizzato e abbia bisogno di cure. In lui è scattata una doppia reazione: da una parte, con l'omicidio del fratello, si è sentito "sollevato", non essendo più in balia di una madre sofferente».
«Dall'altro lato però - aggiunge la psicologa - è sconvolto per ciò che ha visto e in lui è scattato un senso di colpa per non essere stato lui a morire al posto del fratello minore. Il bambino ora ha bisogno di uno psicologo e di qualcuno che gli faccia comprendere, man mano che crescerà, la malattia della madre».
Intanto infuriano le polemiche. «Questo ennesimo raccapricciante episodio deve trovare un'informazione soprattutto televisiva sempre più attenta e sempre più consapevole delle potenzialità del proprio ruolo. Occorre che il giornalismo riesca ad autolimitarsi per impedire che possa instillare in psicologie fragili pericolosi effetti emulativi», ha detto ieri il ministro per le Comunicazioni Mario Landolfi, sottolineando che «il diritto di cronaca è sacro ma altrettanto sacro è il dovere di preservare e promuovere il valore della famiglia e quello della tutela dei minori». Dura la replica di Lamberto Sposini a nome suo e della direzione del Tg5 di cui è condirettore. «Landolfi - fa bene a ricordarci che i giornalisti devono avere consapevolezza del proprio ruolo, ma è inaccettabile che un ministro della Repubblica, per di più che si occupa di tv, dica che la televisione deve autolimitarsi per impedire aspetti emulativi». «Perché - sottolinea Sposini - non limitarsi anche per altre questioni? Chi stabilisce l'autolimitazione se non il codice deontologico? Ragionando per paradossi perché autolimitarsi su questa vicenda e non su quella di Fazio? O ci si limita per tutto o per niente»,