L'Angelo della Morte uccideva per denaro

Infermiere assassino per denaro. Sette anziani uccisi all’interno di una casa di riposo in combutta con agenzie di pompe funebri. Questa l’agghiacciante verità sugli omicidi che hanno sconvolto per nove mesi una struttura sanitaria privata a Sant’Angelo Romano

Infermiere assassino per denaro. Sette anziani uccisi all’interno di una casa di riposo in combutta con agenzie di pompe funebri. Questa l’agghiacciante verità sugli omicidi che hanno sconvolto per nove mesi una struttura sanitaria privata a Sant’Angelo Romano. Quando stamattina gli hanno notificato l’ordinanza di arresto per i sette omicidi, Angelo Stazzi non ha battuto ciglia. In galera da due anni per aver ammazzato una sua collega del policlinico Gemelli nel 2001, Stazzi per tutti i detenuti di “Regina Coeli” è "l’Angelo della Morte".

Sette pensionati, cinque uomini e due donne, uccisi nella clinica alle porte di Roma “Villa Alex” tra il gennaio e l’ottobre del 2009 con dosi letali di insulina. Il movente? Soldi, mazzette da poche migliaia di euro pagate probabilmente da agenzie di pompe funebri che si assicuravano, in questo modo, il contratto per i funerali. A smascherare l’infermiere di 66 anni gli investigatori della squadra mobile romana dell’unità “Cold Cases”, da tempo sulle tracce del folle assassino. Insulina in quantità massicce, del resto, era stata trovata durante l’autopsia sui corpi delle vittime, tutte decedute a causa di coma ipoglicemico (bassissimo contenuto di zuccheri nel sangue). Peccato per Stazzi che nessuno dei pazienti era diabetico, quindi nessuno necessitava di terapie a base di insulina. Secondo le indagini Stazzi avrebbe somministrato alle vittime in un primo momento dei forti psicofarmaci, tanto da stordirle e abbassare le loro difese, poi le dosi di insulina che avrebbero provocato stati comatosi durati, in qualche caso, anche due mesi. Con questi, infine, il decesso.

A firmare l’ordinanza di custodia cautelare per i sette omicidi volontari il gip della Procura di Tivoli, Alfredo Bonagura su richiesta del pm Gabriella Fazzi. Le indagini sarebbero partite da intercettazioni telefoniche svolte in seguito alla riapertura di un omicidio anomalo, quello di un’infermiera del Gemelli svanita nel nulla. A mettere le manette per la prima volta a Stazzi, dunque, la polizia della capitale due anni fa proprio per l’assassinio di Maria Teresa Dell’Unto. Un caso aperto e chiuso senza colpevole nel 2005: la donna era inspiegabilmente scomparsa nel marzo 2001 senza lasciare traccia. Anche se i sospetti su Stazzi erano pesanti (con lei aveva avuto una relazione), il gip di allora non ritenne validi gli indizi a suo carico (debiti nei confronti della vittima, soggiogata psicologicamente dall’indagato) e archiviò in tutta fretta l’indagine. La donna, che nel momento della scomparsa aveva 58 anni, viene trovata, morta, solamente nel 2009 grazie alla riapertura del fascicolo dagli uomini della sezione “omicidi insoluti”. Gli agenti riescono a trovare nuovi elementi in grado di piombare in quella che all’epoca dei fatti era la sua abitazione, a Montelibretti, Roma. Qui, in giardino, il macabro rinvenimento dei resti, sepolti, della poveretta.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti che il 30 settembre 2010 ha portato al suo rinvio a giudizio, Stazzi uccide l’infermiera al termine di una lite scaturita per denaro. Soldi prestati in più momenti dalla Dell’Unto a Stazzi e mai restituiti. Fatto sparire il corpo, il serial killer mette in scena l’allontanamento volontario della poveretta con un telegramma emesso a Torino. Sul documento la vittima rassicurava i familiari sostenendo di stare bene e di voler essere lasciata in pace. Ma un orologio trovato in casa della compagna di Stazzi (un suo “dono” alla nuova fiamma) viene riconosciuto dai familiari della Dell’Unto. Nelle settimane successive al delitto, inoltre, il sessantenne aveva utilizzato a più riprese il bancomat della donna in luoghi attorno la sua residenza. Stessa storia per un carnet di assegni, utilizzato sicuramente da Stazzi ma intestato alla donna. Tanto basta per setacciare da cima a fondo la vecchia casa a Montelibretti. Il 25 novembre del 2009 il cerchio si chiude con la scoperta di ciò che resta del cadavere. Per questo delitto la sentenza è prevista il prossimo 15 dicembre.