LANGENDORF «La Svizzera? Merita un giudizio “neutrale”»

Via Palestro 2: a sobrio atrio, rigorosa targa. Essa ricorda che l'edificio fu avviato grazie a Pietro Chiesa, spentosi nel 1940. E lì la notizia si ferma. A guerra finita si completò l'avviato col pagamento - da parte della Repubblica italiana - dei debiti con la Svizzera lasciati dall'estinta Repubblica sociale... Di storia son dunque intrise le mura fra le quali giovedì 4 ottobre (alle 18.15) si terrà il convegno ideato da Edo Goetz e Arnaldo Haechler, rispettivamente presidente e segretario della Società svizzera, insieme a David Vogelsanger e Marzio Tartini, rispettivamente console generale e console aggiunto di Svizzera. Ne hanno offerto lo spunto il saggio Neutrale contro tutti. La Svizzera nelle guerre del ’900 di Jean-Jacques Langendorf (Edizioni Settecolori) e il volume La Svizzera alla berlina? del Gruppo di Lavoro Storia Vissuta (ed. Pedranzini), che include l'ex ambasciatore svizzero a Washington, Carlo Jagmetti. Con lui e con Langendorf parteciperanno alla presentazione Riccardo Calimani e Sergio Romano.
I due libri replicano al linciaggio di stampa (straniera, ma anche elvetica) della Svizzera negli anni Novanta. Perché e perché proprio allora? La Svizzera non serviva più da antemurale della Nato, ma restava un rivale finanziario, una «Serbia bancaria» che gli Stati Uniti volevano colpire: non potendo accusare la Svizzera di antidemocraticità, l'accusarono di avidità, perché si sarebbe appropriata dei depositi nelle sue banche dei profughi ebrei (mezzo secolo prima!). Inquadrando la lotta della Svizzera perché neutralità non significhi domesticità, Langendorf parte però dal 1914, quando i rapporti con l'Italia non erano dei migliori.
Jean-Jacques Langendorf, nella prima guerra mondiale Milano temeva la calata degli svizzeri...
«L'Italia supponeva la Svizzera d’accordo con l'Austria, perché il capo di Stato maggiore svizzero passava per legato a Vienna».
Invece?
«Preferiva Parigi!».
Vent'anno dopo Garobbio animò l'irredentismo in Ticino. Ma oggi certi lombardi si vorrebbero ticinesi...
«... forse perché vedono che la Svizzera offre ordine e sicurezza grazie a un sistema federale efficiente».
Dopo la Seconda guerra mondiale, la neutralità svizzera era un modello, ma irraggiungibile.
«Occorre sintonia con gli interessi europei per la neutralità. Dopo le guerre napoleoniche, Francia, Austria, Inghilterra, Prussia, Svezia capirono che una Svizzera neutrale gli giovava. Da allora tutti i belligeranti se ne sono avvantaggiati».
La neutralità è cara?
«Sì. Durante la seconda guerra mondiale, poi durante la Guerra fredda, lo sforzo svizzero è stato enorme».
In Italia c'è chi crede la Svizzera ignobile come esce dai libri di Jean Ziegler. L'anti-Ziegler è lei, signor Langendorf?
«Ziegler accumula fatti manipolati, errori evidenti, menzogne. Non so se sono l'anti-Ziegler; so che il modo di lavorare di Ziegler mi è più che distante».
La Svizzera è l'unico Paese non italiano dove l'italiano sia lingua ufficiale, ma in Italia solo i leghisti guardano alla Svizzera.
«Sì! Federalisti, fautori della democrazia diretta, hanno sempre simpatizzato per la Svizzera, che i “giacobini” detestano e gli eurocrati aborrono, perché essa si permette di rifiutare i loro diktat?».
La Svizzera disse no a Hitler e a Stalin. Però ha detto sì a Clinton. Meglio: a chi finanziò l'elezione di Clinton. Perché?
«Alla fine del '900 le pressioni intollerabili del Congresso mondiale ebraico e degli Stati Uniti sono state per la Svizzera come una guerra persa! Molta piccola e molto ricca, essa doveva sborsare. Circa due miliardi di franchi!».
Versati dalle banche, non dall'erario.
«Sottraendosi alle sue responsabilità, il governo di Berna ha molto agevolato chi voleva il Paese in ginocchio».
In Neutrale contro tutti lei oppone la tradizione di neutralità all'ideologia umanitaria, ovvero alla ragion di Stato di altri Paesi.
«L'ideologia dei diritti umani è una mistificazione fondata su concetti astratti e “universali”, buoni per tutti e in tutte le circostanze, purché si sia tanto deboli da piegarvisi».