L'Anm in rivolta: "Incontro urgente con Napolitano"

Duro comunicato delle toghe: "Questao clima altera il corretto equilibrio tra i poteri". La sinistra, guidata da Di Pietro, insorge. L'ex pm grida: "Superato il limite"

Roma - Sovversivi chi, i magistrati? «Faccia i nomi. Il presidente del Consiglio citi esempi, esponga fatti e comportamenti. Altrimenti le sue restano invettive prive di aggancio con le vicende concrete». Giuseppe Cascini, segretario dell’Anm, replica così alle parole di Silvio Berlusconi da Bruxelles. «Non si possono rivolgere accuse tanto generiche quanto gravi e ingiustificate. Certe affermazioni vaghe rendono impossibile qualsiasi reazione. L’indipendente esercizio della funzione giudiziaria è un valore fondamentale in uno Stato democratico ed è molto grave che venga messo in discussione ai più alti livelli istituzionali e per giunta in un contesto internazionale, esponendo l’Italia a una grave crisi di credibilità».

L’associazione nazionale magistrati ha chiesto un «incontro urgente» al capo dello Stato Giorgio Napolitano, facendosi precedere da un comunicato piuttosto duro. «Riteniamo - si legge - che ogni imputato possa difendersi con tutti gli strumenti del diritto e con la critica pubblica. Ma chi governa il Paese non può delegittimare l’istituzione giudiziaria, anche se è in discussione la sua posizione personale». E mentre l’Unione delle camere penali dà ragione al Cavaliere perché «i pm hanno troppo potere», lunedì il Csm si riunirà per discutere gli attacchi del premier ai giudici del processo Mills. «Basta con la denigrazione - aggiunge il presidente del sindacato delle toghe Luca Palamara -. Questo clima non aiuta la democrazia e altera il corretto equilibrio tra i poteri dello Stato».

Alza i toni, come previsto, il leader Idv Antonio Di Pietro: «La lingua batte dove il dente duole. Berlusconi cerca, ancora una volta, di giustificare davanti all’opinione pubblica l’attacco che sta portando nei confronti della democrazia. E accusa la magistratura di ciò che in realtà sta facendo lui, sovvertire l’ordine democratico. Insomma, niente di nuovo sotto il sole. Ma stavolta, gridando al golpe, ha davvero superato il limite».

Ma anche dal Pd arrivano reazioni dure. Basta sentire quello che dice uno solitamente moderato come Pierluigi Bersani, che si dice «sbigottito»: «Finché avremo un presidente del Consiglio che ha i problemi che ha, questo Paese non riuscirà mai a mettere l’attenzione sulle urgenze reali della gente». O quello che afferma Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato: «La tesi del premier sull’intenzione della magistratura di sovvertire la democrazia e rovesciare il governo, prima che grave, è ridicola». O Rosy Bindi. «Berlusconi ha lanciato accuse veramente offensive, ha offeso il nostro segretario e ha presentato le ennesime leggi ad personam». Ma sempre dal Pd arriva anche qualche apertura: a Otto e mezzo, su La 7, Piero Fassino si dice «favorevole» ad un’ipotesi di «scudo processuale» per le cariche dello Stato, come il famoso lodo Schifani, anche se «a patto che il premier che ne usufruisce non si ricandidi nella legislatura successiva».

Apre anche Rocco Buttiglione, Udc: «Non mi scandalizzerebbe un dispositivo che sospendesse i procedimenti contro le alte cariche dello Stato. Esiste in altri Paesi, metterebbe fine a tante discussioni». Prima, però, il premier «tolga di mezzo» le «equivoche» norme ad personam sui processi.

Per Clemente Mastella il premier «anziché polemizzare con loro, dovrebbe ringraziare i magistrati». E perché? «Basta guardare la mia vicenda. Il Cavaliere dovrebbe accendere un cero ai quattro giudici di Santa Maria Capua Vetere che hanno cambiato la storia della Repubblica. Comunque questo ritorno alla guerra tra istituzioni fa del male al Paese». Sotto lo scontro però Mastella ci vede dell’altro: «Secondo me è un pretesto, la spia di qualcosa che sta per succedere. Vedo che il clima è cambiato all’improvviso e Berlusconi non fa mai nulla per caso».