Lanterna con vista sul campo nomadi

Sotto il monumeto simbolo della città accampamento abusivo dei rom

(...) Basta fare un giro lungo le vie di Genova e delle periferie, per rendersi conto che in ogni angolo camper, roulottes e accampamenti provvisori sono ormai all'ordine del giorno. Da Prato a Brignole, da Nervi a Voltri, da Certosa a Cornigliano esistono campi nomadi. Tutti sanno che esiste un’ordinanza del sindaco, che dà mandato alla polizia municipale di sfrattare questi abusivi nell'arco di 48 ore ma, a quanto pare, nessuno più la rende esecutiva e allora ecco spiegarsi gli improvvisi e «provvisori» accampamenti con tende e sacco a pelo, che col passare del tempo si sono traformati in dimora fissa del popolo rumeno. Prova tangibile è il campo che da oltre un anno si è insediato nei pressi della Lanterna, a San Benigno. Come le favelas brasiliane, a due passi dalla civiltà esiste un degrado inimmaginabile: bambini che giocano in mezzo al fango e ai topi, adulti intenti a fare legna da ardere per cucinare e passare la giornata ad ubriacarsi, donne che lavano e stendono i panni lungo i fili stesi da un albero all'altro. Tutto ciò si svolge nell'indifferenza totale di chi abita nei palazzi circostanti e tra le auto che sfrecciano a meno di 10 metri dal campo. Interpellata la polizia municipale, da sempre al corrente della situazione, ci fa sapere di averli sgombrati all’inizio, salvo poi arrendersi all'evidenza. Chi abita o lavora nei pressi del campo non riesce a capacitarsi. Paola C, titolare di un bar nella zona, parla con rabbia: «Siamo nel 2000 e certe cose non dovrebbero succedere. Fa male al cuore vedere bambini in tenera età giocare coi topi e rotolare lungo un rigagnolo di acqua putrida. Possibile che nessuno riesca a mandare via quella gente e salvare da sicure malattie quelle povere creature?». Non la pensa così Cesare, che proprio di fronte al campo gestisce un distributore di benzina: «No, quei bambini proprio non mi fanno pena, tanto da grandi diventeranno come i loro genitori. I quali nel giro di un anno hanno cercato di aprire il contenitore del self service almeno una dozzina volte». Per tentare di capire meglio la situazione abbiamo cercato di parlare con qualcuno di loro ma, alla vista della macchina fotografica, ci hanno lanciato pietre e insulti. Solo Drakna, un giovane zingaro, ha accettato di parlarci: «La nostra speranza è che qualcuno ci dia una mano. Alcuni nostri connazionali di altri campi sono stati aiutati dagli assistenti sociali. C’è chi svolge qualche piccolo lavoretto e ai bambini vengono assicurati i pasti giornalieri». E mentre gli zingari aspettano i soldi del Comune, decine di loro ogni giorno giungono a Genova aggiungendosi alle colonie esistenti. Un censimento delle associazioni di volontariato conferma la crescita dei nomadi nel nostro territorio: circa 2500. Quasi il doppio rispetto allo stesso periodo dell'anno passato.