L'anti-Biagi offre solo posti precari

Al ministero c’è bisogno di 120 persone e Gianni (Prc), sotto segretario allo Sviluppo economico, propone contratti flessibili. La difesa: "Ho portato avanti le richieste degli uffici"

Roma - L’indiscrezione è di fonte sindacale. Alfonso Gianni, sottosegretario di Rifondazione comunista allo Sviluppo economico, si è battuto per assumere 120 persone al ministero. Con un particolare, avrebbe voluto assumerle con contratti di «somministrazione»: cioè, il massimo livello di flessibilità previsto dalla legge Biagi. Vale a dire che una persona viene assunta per 3 mesi, poi torna a casa; e i diritti previdenziali devono essere garantiti dall’agenzia di lavoro interinale che la fornisce e non dal ministero.

Non è finita. Sono state necessarie sette riunioni con i rappresentanti sindacali per convincere il sottosegretario (con delega ai rapporti con il personale) a desistere dall’assunzione di personale con contratti precari. E solo dopo il deciso intervento della Cgil, Gianni avrebbe abbandonato l’idea di ricorrere a contratti di «somministrazione». In altre parole, l’uomo che maggiormente si batte per abolire la legge 30 (la Biagi), rea di aver precarizzato - parole sue - il mondo del lavoro, al ministero avrebbe voluto assumere utilizzando, appunto, i contratti di «somministrazione». Contratti che, in una scala di precarietà, sono in cima alla lista.

Alfonso Gianni non smentisce di aver proposto questo tipo di contratti. «L’ho fatto - spiega - solo per portare avanti posizioni espresse dall’amministrazione». E ricorda: «L’ipotesi di assumere 120 persone con contratti di “somministrazione“ venne avanzata dagli uffici i primi giorni dopo il nostro insediamento, nella fase di passaggio fra un governo ed un altro. Io mi sono subito adoperato per mettere in atto tutte le garanzie possibili nei confronti di questi lavoratori, per fare in modo che chi veniva assunto con questi contratti aveva poi la possibilità di stabilizzarli. E comunque sia, questi contratti non sono stati fatti».

I sindacati rilevano che il sottosegretario, durante gli incontri pubblici e riservati, avrebbe insistito per ottenere questi contratti; e solo dopo un lungo negoziato ha rivisto le sue posizioni. In più, il ministero per lo Sviluppo economico non ha mai fatto arrivare a quello della Funzione pubblica il fabbisogno di personale. Con il risultato che Palazzo Vidoni ha concesso a tutti i ministeri la possibilità di assumere personale (con contratti a tempo determinato) tranne a quello retto da Pierluigi Bersani. «In effetti - commenta Gianni - sull’argomento c’è stata una mancanza di sprint da parte nostra». Che ora il ministero sta cercando di colmare. Ma non direttamente, bensì attraverso l'Ipi. L’Ipi è un ente privato controllato dal ministero. Vi lavorano 164 persone a tempo indeterminato e 140 a tempo determinato. Di quelle a tempo determinato, però, una sessantina sono «prestate» dall’Ipi al ministero.

Ne consegue che l’ente (che si occupa di progetti e ricorre a personale altamente specializzato) è automaticamente e sistematicamente in carenza d’organico. Secondo i sindacati, il ministero sta dirottando sull’Ipi quei lavoratori con contratti di somministrazione, sponsorizzati da Gianni per conto dell’amministrazione. Una ventina sarebbero entrati così a luglio. «È un problema che riguarda l'Ipi. Se ciò avviene, lo ignoro», commenta Gianni. Resta un fatto: al ministero per lo Sviluppo economico vengono assunte persone utilizzando strumenti che il programma dell’Unione voleva eliminare.