Lanza attacca: "Bonolis mi ha pugnalato"

L'autore accusa di essere stato cacciato da Ciao Darwin: "E' una questione di lealtà"

E Ciao Darwin provocò la lite. Non fra le categorie di concorrenti (che peraltro non se le mandano certo a dire) ma fra Cesare Lanza e Paolo Bonolis. Lanza è partito all’attacco accusando il conduttore di averlo cacciato dal team di autori del fortunato programma di Canale 5, nonostante il contratto prevedesse altri due anni di collaborazione a tutti i programmi di Bonolis. «Già nel 2008 Bonolis mia ha lasciato fuori da Ciao Darwin senza dare alcuna spiegazione - ci dice Lanza - sarà perché io sono un calabrese orgoglioso, sarà perché sono un professionista, me la sono presa. Così lui mi ha chiesto scusa, ha detto che ci teneva alla mia collaborazione anche per questioni di immagini, ma poi l’anno scorso vengo a sapere di essere stato escluso dai suoi collaboratori. Allora mi sono sentito davvero tradito. Si possono fare dei contratti e rescinderli, oppure aspettare la scadenza e separarsi da amici, ma così, quasi di nascosto, non è certo una bella cosa. Questa polemica è una questione di lealtà e di principio».

Lanza era già andato giù pesante in un’intervista a Sette dicendo: «Bonolis mi può anche considerare riconglionito ma una persona per bene rispetterebbe un contratto, si renderebbe conto del danno che fa a una persona. Io vivevo felicemente alla Rai, sono stati loro a cercarmi, Paolo Bonolis e Lucio Presta. Io resto un brontolone romantico. Vedo, capisco, so ma mi lascio fottere dai sentimenti. Da Bonolis ho avuto una delusione terribile, mi sento ferito ma lo assolvo per non aver compreso il fatto. È un bamboccio che non si rende conto di quello che fa. Cosa vuol dire tradire un amico, non rispettare i contratti, la parola data. Lui in scena è un genio, ma nella vita è un infelice. È un bambino immaturo, viziato, senza valori di riferimento». Insomma Lanza non si da pace e chiede spiegazioni sul suo allontanamento.

Bonolis se n’è stato zitto e buono per un bel po’, poi ieri ha replicato sulle frequenze di Radio Sei, la radio dei tifosi della Lazio (lui accanito interista) sparando: «Se un giorno sentirò l’esigenza di rispondergli lo farò personalmente o per telefono. Ha detto cose talmente pesanti che risultano evidentemente non vere. Se vuol delirare lo faccia pure. Evidentemente a Cesare son successe cose che non so e ha avuto la necessità di costruirsi altre cose nella mente per rimettere a posto qualche frana esistenziale. Ho lavorato sette anni con lui. L’interruzione di un rapporto di lavoro ci sta, però è insensato che si reagisca così. Quello che è successo è strano e mi spiace ma non mi ha rovinato niente. Quello che aveva qualcosa che non va è lui ma spero che ora stia meglio».

Immediatamente dopo la contro-replica di Lanza: «Al di là della diatriba, il nodo cruciale è che io mi sentivo legato a Paolo e a Lucio Presta da una forte e, capisco adesso, irragionevole amicizia. Paolo si è infischiato di un contratto e il bello è che era stato lui a cercarmi (io lavoravo serenamente alla Rai, neanche lo conoscevo). Parla di delirio e frana esistenziale. Neanche si rende conto (almeno spero) dei danni che può procurare mettendo in circolo insinuazioni di questo perfido genere. È una bassezza, una calunnia: non ho i suoi conclamati miliardi, non li desidero ma devo lavorare».