L'apartheid del peso. Grasso? Paghi doppio

Accadde giusto vent’anni fa. Una colica renale mentre mi trovavo a Città del Capo. Due giorni di ricovero al City Park hospital. Niente di grave, non c’era manco il calcolo, solo renella. Ciò nonostante, per il rientro in Italia la compagnia di bandiera South african airways volle di sua iniziativa liberare i due posti accanto al mio sul Boeing 747. Ebbi un’intera fila a disposizione nel caso di una recidiva in volo o qualora avessi semplicemente desiderato coricarmi. Senza alcun sovrapprezzo. Eppure viaggiavo con un biglietto di classe turistica.

Oggi? Oggi siamo alla barbarie. Michael O’Leary, l’irlandese proprietario della Ryanair che due mesi fa, in un’intervista alla Bbc, aveva annunciato l’intenzione di applicare sui suoi aerei una sorta di parchimetro alla porta della toilette per costringere i passeggeri a inserirvi una sterlina (ma voglio ben vedere dove farà pipì chi non ha gli spiccioli), si appresta a introdurre una tassa sugli obesi. Siccome è un signore molto democratico, ha lanciato un sondaggio fra i suoi clienti e ha persino messo in palio un premio di 1.000 euro per incitarli a scovare la categoria da stangare. I ritardatari si affrettino: il referendum via Internet finisce il 27 aprile.

Il verdetto provvisorio è da circo neroniano: su 100.000 votanti, la maggioranza ha girato il pollice all’ingiù per i grassoni. Se non muoiono, che almeno paghino. Ora spetterà all’imperatore O’Leary stabilire a chi applicare la pena, scegliendo fra le indicazioni fornite dai viaggiatori che usano la più grande compagnia aerea low cost del mondo: o sarà penalizzato il peso oltre i 130 chili, oppure il girovita oltre i 114,3 centimetri, oppure l’indice di massa corporea superiore a 40 punti. «Il ricavato della fat tax verrà usato per abbassare ulteriormente i prezzi per tutti i passeggeri», ha spiegato Stephen McNamara, portavoce della Ryanair.

Sui fantasiosi irriducibili dello sconto la dichiarazione ha avuto lo stesso effetto dell’odore del sangue sugli squali. Infatti l’ultima opzione contro i ciccioni indicata dai partecipanti al sondaggio avrebbe potuto escogitarla solo un Lagerführer dell’aria: far pagare il costo per un secondo sedile ai passeggeri la cui pancia sfiori simultaneamente entrambi i braccioli. Si tratta di una crudeltà non priva di un suo sinistro fascino.

Io stesso ho smesso di recarmi a Roma in aereo da quando mi sono accorto dell’ineluttabilità di due eventi: all’andata l’uomo d’affari tuo vicino di viaggio presidia militarmente i braccioli con entrambi i gomiti, in modo da potersi concedere l’agevole lettura del Corriere, non li molla per un secondo, non arretra di un solo millimetro, obbligandoti per 55 minuti a tenere le tue braccia adese alla cassa toracica, incrociate sul petto come Maria Goretti sotto i fendenti di Alessandro Serenelli; al ritorno il medesimo vicino, annientato dalla fitta agenda di colloqui con i sottopanza dei ministeri, tenta di reclinare il suo capo sulla tua spalla per abbandonarsi al pisolo del giusto.

Peso 110 chili, eppure sugli aerei sono sempre stato vittima dei businessmen magri, tutti palestra e solarium. Com’è ’sta storia? Introdurre un balzello sulle caratteristiche fisiche delle persone è uno dei proponimenti più abietti che abbia mai udito. E giustificarlo con l’economicità, col tornaconto collettivistico, è anche peggio. Per coerenza, questa gente dovrebbe regalare il biglietto a Piero Fassino, che non ingombra certo lo spazio aereo. Sempre per coerenza, bisognerà aspettarsi che raddoppi la tariffa alle donne incinte: finirà che invece dei raggi X alle borse faranno l’ecografia alle proprietarie.

La signora Giannini - sei gemelli in un sol colpo, ricorderete - avrebbe dovuto accendere un mutuo per volare da Firenze a Roma con Ryanair. Se il criterio delle dimensioni passasse anche nei cinema, Moira Orfei dovrebbe pagare i biglietti per tutta la fila dietro di sé, visto l’attico di capelli che si ritrova sulla testa. Gli affetti da dislipidemia non hanno diritto a viaggiare col loro pesante fardello, già così colmo di ironie, preclusioni, disprezzo sociale? Anche la pena accessoria, vogliamo aggiungerci? Ma poi: chi ha deciso le regole del sovrappeso? Non il Padreterno, che io ricordi, bensì il governo federale degli Stati Uniti, che nel 1998, alterando le direttive del National heart, lung and blood institute, peraltro neanche quello un organismo d’origine divina, ha stabilito dalla mattina alla sera che il 55% della popolazione americana era diventato obeso, contro il 13% del giorno precedente. L’Organizzazione mondiale della sanità s’è subito uniformata e adesso si contano oltre 300 milioni di obesi persino in Cina.

Grandi prospettive a Oriente per Ryanair. Davvero tutto ha un prezzo, persino l’adipe? Finora nella storia dell’umanità solo Shylock, l’usuraio del Mercante di Venezia, aveva preteso di fissare il valore della carne umana, 3.000 ducati per una libbra. Ed è finita com’è finita: passati 400 anni, ancora se ne parla nei teatri di mezzo mondo.
stefano.lorenzetto@ilgiornale.it