Lapo e la coca: "Moggi orchestrò lo scandalo"

I sospetti svelati al &quot;New York Times&quot;: la lite col manager e pochi giorni dopo l’overdose e la trappola dei fotografi al pronto soccorso. L'ex direttore generale della Juve smentisce: <strong><a href="/a.pic1?ID=159533">&quot;Elkann è mio amico&quot;</a></strong>

Milano - È durata poche settimane la tregua mediatica di Lapo Elkann. Ma questa volta il figlio di Margherita Agnelli e del giornalista Alain Elkann, nonché fratello di John, vicepresidente della Fiat e futuro punto di riferimento delle holding di famiglia, è tornato alla ribalta non per reclamizzare un nuovo articolo di tendenza.
Il papà della felpa Fiat e dei lussuosissimi occhiali in fibra di carbonio da 1.007 euro ha dato lo spunto a un cronista del New York Times per tornare sulla notte brava (ricovero per overdose) che due anni anni fa per poco non gli era costata la vita.
Intervistato da Peter Kiefer, del quotidiano americano, nella lobby di un albergo alla periferia di Bologna, Elkann per la prima volta dà l’impressione di alzare il tiro sulla vicenda, insinuando il dubbio che dietro il caso che nell’ottobre del 2005 fece il giro del mondo ci fosse una sorta di regia. «Perchè c’era un fotografo che già aspettava all’ospedale quando è arrivata l'ambulanza?», si chiede il nipote di Gianni Agnelli riferendosi al suo ricovero d’urgenza al Mauriziano di Torino. Ma a scatenare la bufera è stata l’ipotesi che il tutto fosse stato orchestrato dall’ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, con il quale Lapo aveva avuto un diverbio una settimana prima.
Non è un mistero che tra il giovane e l’ex triade bianconera composta da Antonio Giraudo, Luciano Moggi e Roberto Bettega non sia mai corso buon sangue. «Sarebbe necessario un po’ più di smile. Moggi e Giraudo, sono come Caino e (B)abele», disse una volta Lapo finendo inevitabilmente su tutte le prime pagine, anche per gli strafalcioni.
«Elkann ha solo ventilato un’ipotesi - ha comunque precisato ieri la sua portavoce -; Peter Kiefer, nell’intervista, si domanda se l’incidente del 10 ottobre 2005 potesse essere stato “orchestrato” dal signor Luciano Moggi. La supposizione è in realtà frutto, come sostiene lo stesso Kiefer, di un’ipotesi che Lapo Elkann avrebbe ventilato e che il giornalista stesso ritiene “singolare” e che, di conseguenza, non ha riprodotto tra virgolette». «L’unica affermazione virgolettata - conclude la portavoce - è infatti quella relativa alla dubbia presenza di un fotografo al momento dell’arrivo all’ospedale Mauriziano».
L’impressione, comunque, è che l’erede di casa Agnelli voglia far passare il messaggio che, al di là degli errori di comportamento più volte riconosciuti, qualcuno avrebbe avuto interesse a tendere una «trappola» per ragioni ancora tutte da verificare. Ecco perché non ci sarebbe da stupirsi se in una nuova puntata della vicenda venissero alla ribalta altri nomi più o meno legati con gli ambienti che Lapo era solito frequentare per lavoro e divertimento.
Lo stesso Elkann, infine, attribuisce gli eventi della serata in casa del trans «Patrizia» allo stress di uno che vede l’azienda di famiglia attraversare un periodo difficile: «Io ho una personalità ossessiva - afferma nell’intervista - e ci sono momenti in cui si riesce a tenere la situazione in carreggiata, ma se si sbanda, si rischia di farsi male. È come un incidente d’auto: capita a tutti e bisogna essere fortunati per non restarci secchi».
Lapo, che questa sera a Los Angeles presenzierà alla consegna degli Oscar, alla fine dell’incontro con il giornalista americano ha poi ammesso apertamente «di non essere un santo», e di non voler chiedere il perdono di nessuno.