Lapo Elkann: «John nel gruppo? È l’uomo giusto al posto giusto»

da Milano

«La mia assenza alla grande festa per il ritorno della 500? Ci ho lavorato dagli Stati Uniti insieme a un gruppo di creativi. Non essendo stati invitati loro, ho deciso di non andare a Torino. Non tradisco chi lavora con me: sono un uomo di squadra e non un solista. Non sono un egocentrico. Mi interessava che la macchina uscisse. Quindi, l’auto prima di tutto. La 500 è la gemma sulla corona della Fiat. Personalmente, quando penso alla Fiat penso alla 500. Sono contento del successo che l’azienda sta riscuotendo. L’amministratore delegato Marchionne sta facendo il meglio per il gruppo. Non serbo rancori perché non vivo di rancori». A Milano per presentare i pezzi unici della collezione Italia Independent (12 articoli esclusivi di moda), Lapo Elkann indossa per qualche minuto l’abito di azionista del gruppo Fiat e commenta le ultime vicende del Lingotto. Una sola eccezione: «Su mia madre nessuna domanda, per favore» (Margherita Agnelli de Pahlen è in causa con il resto della famiglia per questioni di eredità).
Il Lapo imprenditore in proprio esclude un possibile ritorno alla Fiat?
«Dell’azienda sono un azionista e non un manager, e come tale continuo a seguire le sorti del gruppo a me caro. Con immenso piacere vedo i risultati portati da Marchionne e dalla sua squadra. Oggi, però, sono un imprenditore: ho le mie aziende e il mio business sta dando i primi frutti».
Cosa pensa dell’ascesa di suo fratello John nelle holding di famiglia? È da poco presidente dell’Ifi e presto lo attende il vertice anche dell’Ifil...
«Il rapporto con John è fantastico e così quello con mia sorella Ginevra. Ne sono felice. John è la persona giusta al posto giusto. Ottimi i rapporti anche con mio cugino Andrea Agnelli. Dove c’è affetto e amore l’unione fa la forza».
Il 13 dicembre ricorrerà il decimo anniversario della morte di suo cugino Giovannino. Come sarebbe stata la Fiat con lui alla guida?
«Non mi sembra giusto parlare di questa ipotesi. Giovannino è stato una persona da cui ho imparato tante cose, tra cui quella di non mollare mai e di lottare fino all’ultimo. Inoltre, egli è stato il mio primo datore di lavoro quando ho fatto l’operaio alla Piaggio. Sotto il falso nome di Lapo Rossi ero alla catena di assemblaggio del Typhoon 50: mi occupavo del montaggio di ammortizzatori e cavalletto».
Cosa pensa nonna Marella della sua attività?
«Le voglio un gran bene. Mi ha augurato di fare nella vita le cose che amo e che voglio. Mi è sempre vicina e di grande aiuto, con affetto e rispetto».
Paradossalmente, dopo problemi con la droga e dopo il forzato distacco dalla Fiat, lei si è scoperto imprenditore e creativo...
«Il passato ti può far cadere in basso e poi farti ripartire. Posso dire di aver ritrovato la luce dopo aver percorso un lungo tunnel. Ho appena lanciato la mia società di comunicazione “Independent Ideas”, a Milano presento “Italia Independent”, abbiamo acquistato il marchio Carl Label e con un fondo di private equity stiamo trattando una delle più grandi sartorie italiane. Da novembre, poi, terrò uno show sulla più importante radio satellitare americana, la stessa dove parla Eminem. Mi interessa molto anche lo sport: siamo in trattative per rilevare un team di basket o pallavolo ed entro tre o quattro anni farò il giro del mondo in barca a vela».
Quali sono i suoi programmi immediati?
«Domani sarò in Israele. Voglio lavorare con chi ha realizzato il più grande ospedale oncologico del Medio Oriente. Intendo contribuire a combattere una malattia che ha portato molto dolore nella mia famiglia. Sono italiano, nato in Usa, ebreo e cattolico: il mio desiderio è sviluppare le radici ebraiche e fare qualcosa di buono per Israele».
Anche Matteo Montezemolo, figlio del presidente della Fiat, si è lanciato nella moda. Ha visto i suoi capi?
«A Milano non ci siamo incrociati. Per lui ho affetto e stima. Sta dimostrando al meglio quello che vuol fare. Ognuno di noi ha le sue strade da percorrere e le sviluppa in modo proprio».
E i suoi rapporti con Luca di Montezemolo?
«È stato il mio capo in Ferrari, oggi lo vedo quando vado da azionista agli incontri Fiat oppure in occasione dei gran premi».
E le vicende giudiziarie che hanno coinvolto il vertice dell’Ifil?
«Il dottor Gabetti è una persona a cui devo molto. Che stimo e rispetto».