Lapo: "Mora fece spogliare una starlette per me"

"Non abbiamo mai pagato per l’intervista al trans", dice il giovane imprenditore, rampollo della famiglia Agnelli. "Ma Corona mi regalò un nastro"

Luca Fazzo
Enrico Lagattolla

Milano -
Quel pomeriggio, nell’ufficio di Lele Mora, Lapo Elkann s’infuriò come di rado gli era successo. Un appuntamento col manager delle "starlette". E c’era anche una pornodiva. Mora la presenta al rampollo di casa Fiat. Le chiede di spogliarsi davanti a lui. Il ragazzo perde le staffe. «Sono Lapo Elkann, io - alza la voce - non ho bisogno di questi “favori”!». Sono le 11.30 del 15 maggio scorso. Davanti al pm di Milano Frank Di Maio, Lapo racconta. Una breve escursione su un mondo - quello fissato dall’inchiesta su paparazzi, vip e presunti ricatti - che Elkann sfiora soltanto. Abbastanza, però, per diventarne una vittima.

«Conosco sia Dario Mora - inizia Lapo - che Fabrizio Corona, entrambi per ragioni professionali». È la prima presa di distanza. «Certamente non mi definisco amico di nessuno dei due, né tantomeno ho rapporti di inimicizia». Dunque, è il lavoro che li avvicina. Perché «con Mora ho avuto collaborazioni un paio di volte sempre per conto della Fiat, nel campo promozionale e pubblicitario». Un legame condito da qualche perplessità, nata da quell’imbarazzante pomeriggio nelle stanze della «LM Management».

«Devo dire - ricostruisce Elkann - che ho avuto riserve nei suoi confronti in occasione di un curioso episodio. Mi trovavo nel suo ufficio, per ragioni esclusivamente professionali, e Mora invitò una delle sue soubrette che aveva sotto contratto a denudarsi davanti a me». Per Lapo è troppo. Con Mora non vuol più avere a che fare. «Alla mia decisa reazione, cambiò subito atteggiamento, e invitò questa donna, che poi sarebbe diventata una nota soubrette, a rivestirsi e la cosa finì lì, anche sotto un profilo professionale, almeno per quanto mi riguardava. Non ricordo il nome della ragazza, so solo che è diventata una nota protagonista di film erotici, e che era ovviamente al soldo della sua agenzia». «In quell’occasione - precisa - era presente anche Corona». Il manager, nel racconto di Lapo, cerca di ricucire lo strappo. «Sì - racconta - effettivamente Mora cercò più volte di coinvolgermi in cene o eventi a casa sua che io sistematicamente rifiutavo, ritenendo che non fosse nel mio interesse, né tantomeno di mio gradimento frequentarlo e soprattutto accettare determinate carinerie».

Il pm Di Maio, a questo punto, scandaglia altrove. Le domande cadono su Fabrizio Corona. Perché sarebbe stato Corona - almeno secondo la procura di Potenza - ad aver organizzato un tentativo di estorsione ai danni di Elkann, finito in ospedale dopo una notte di eccessi. «In ragione della mia attività di imprenditore e avendo avuto contatti con la “LM Management” - continua Lapo - ho potuto chiaramente percepire che c’era una stretta collaborazione professionale e personale tra Mora e Corona». «Sinallagma», lo chiama dottamente. Un legame «funzionale nello svolgimento delle rispettive attività». Da Mora a Corona, da Corona di nuovo a Lapo. «Conosco Fabrizio Corona - spiega - non è vero che siamo amici, anche se a tutt’oggi non ho particolare acredine nei suoi confronti, ma questo dipende dal mio carattere».

L’incontro, il chiarimento, e il regalo che il fotografo decide di fare all’imprenditore. Un nastro, un’intervista a un transessuale. E «non so - aggiunge - se al di là di quella pubblicata su Chi ci siano state altre interviste. So che Corona e il suo staff hanno in numerose occasioni tentato di organizzare a mia insaputa dei servizi fotografici scabrosi in mio danno. Ne ricordo alcuni, tipo il mio coinvolgimento in una rissa», o «un incontro casuale proprio con Donato Brocco». Ovvero, il trans Patrizia. Eppure, qualcos’altro sembra esserci. E di scomodo. «Sono stato io a contattarlo telefonicamente, sollecitandogli un incontro in modo da ottenere se possibile dei chiarimenti sulla mia vicenda». Vuole conoscere «le modalità con cui era stata gestita. Da lui, dai media e in un certo senso anche dalla stessa Fiat». Poi, precisa. «La mia famiglia non è mai stata interessata da alcuna richiesta di denaro, né ho avuto contatti con Corona durantre il mio stato di coma in ospedale».

Di quella notte, Lapo non ricorda «assolutamente nulla, salvo di aver assunto della sostanza stupefacente. Non posso dire se c’erano altre persone rispetto a quelle che furono trovate sul posto perché non ne ho il minimo ricordo». Ancora. «Ho incontrato Corona circa sei mesi fa in un albergo a Milano, e gli ho rivolto delle domande, perché avevo necessità di comprendere, anche confrontando tutte le versioni che avevo acquisito, cosa fosse successo quella notte, come io fossi stato tutelato dato che stavo per morire, chi si assunse la responsabilità di alcune decisioni. Corona tentò di darmi la sua spiegazione, e la cosa finì lì». Anzi, «si mostrò in un certo senso pentito, o meglio non proprio contento di quello che aveva fatto. Almeno, questa è l’impressione che ne ricavai».

«Prima di quell’incontro, non Corona direttamente, ma qualcuno del suo staff mi fece pervenire un nastro sigillato. Non posso dir di cosa si trattasse, né tantomeno se era contenuta una qualche intervista e di chi, perché ordinai al mio collaboratore di distruggerlo immediatamente senza neanche vederlo». Di quel video, forse, resta una traccia nell’archivio del re dei paparazzi.