Dopo l'apocalisse la resa dei conti, Funari cambia show e molla Cugia

Milano - Harakiri Show. Governare gli italiani, diceva qualcuno, non è difficile: è impossibile. Tanto più è impossibile sperare che Gianfranco Funari si arrenda anche se il suo programma ha incassato due caporetto di fila che neppure il più sgangherato degli eserciti. Sabato sera l’ultima puntata di Apocalypse Show ha fatto solo il 12,6 per cento di share, record negativo di Raiuno? Si smontano baracca e burattini come ha fatto la Simona Ventura con Colpo di genio (che peraltro era andato persino meglio)? Macché, si cambiano nome alla trasmissione, linea editoriale, persino l’autore centrale e poi speriamo bene. Vietato sorriderci su.

Anzi: Vietato Funari, che è il nuovo titolo dello show che sabato sera proverà a rimediare ai suoi guai sperando di non crearne altri alla rete, che rimane l’ammiraglia Rai ma per ora è ridotta alle scialuppe di salvataggio. Diego Cugia non ce l’ha fatta neppure a impugnare i remi. Lui e la sua formula sono i grandi sconfitti, scaricati in un giorno dal Funari ridens, abilissimo nell’annunciare sfighe e disastri globali compilati da Cugia ma altrettanto lesto nel dargli il benservito. È stato Cugia, già apocalittico di suo, ad avere l’idea del programma. È stato lui, che con Jack Folla ha creato il padre di tutte le apocalissi sceneggiate, che l’ha costruito, modellato, ricamato e assestato a piacere, probabilmente litigando spesso con Funari. Ed è stato lui, quasi fosse un Richelieu del prime time, a introdurre Funari ai giornalisti pochi minuti prima che si alzasse il sipario nel giorno del Signore 28 aprile: «È lucidissimo e felino».

Talmente felino che piuttosto di ammainare la bandiera e prendersi le vacanze gli ha dato il benservito e arrivederci. Che volete, queste cose piacciono alla gente sempre più attirata da lacrime e sangue (vedasi il caso di Un, due, tre stalla che si è ripreso dopo l’arrivo di Maria De Filippi in regia). Di sicuro nei camerini di Apocalypse Show c’è stato molto più sangue e non lo dimostra soltanto la «infuocata riunione di scaletta» che ieri pomeriggio tardi ha sancito il bye bye a Cugia. Già domenica, con una dichiarazione che sembrava oliare la ghigliottina, Funari aveva detto: «Per riprendere audience, bisogna lasciar perdere i toni apocalittici». Chissà come sono fischiate le orecchie. Per completare il quadro, e anche per rendere il giusto onore all’ideatore Cugia, ora l’apocalisse sparisce pure dal titolo. E arriva Giampiero Solari, principe degli autori della ditta Ballandi e della tivù in generale, autentico deus ex machina, tanto per dire, degli show televisivi di Fiorello e Panariello. La sua sarà, come dire, una linea più mainstream, più da varietà e forse a giovarsene saranno Fabio De Luigi ed Esther Ortega che nelle prime due puntate sono stati i gregari, i portatori d’acqua del Funari ridens va bene, ma ogni tanto bisognoso di scender dal trono e riprender fiato.

Già che ci siamo, dal trono sul quale al sabato sera si issa a forza di bastone e bastonate probabilmente il redivivo morente (se lo dice persino da solo) abbasserà i toni apocalittici e farà più il capopopolo. E diciamolo: il ruolo di Nostradamus non fa per lui, nel vestitino di Cassandra sta stretto assai e tutte quelle cifre, quei dati, quelle profezie snocciolate con fare dottorale gli sono scivolate via come l’olio sul ferro. E allora sta a vedere che tornerà a fare il Savonarola de noantri, l’arrabbiato purchessia, il pistolero verbale che tanto piace(va) a chi l’ha seguito fino a 11 anni fa quando Funari era davvero sul trono della Rai. Oddio, adesso è più complicato capire chi lo seguirà ancora.

All’inizio il «programma sperimentale e innovativo» avrebbe dovuto intercettare i giovani che, di solito, al sabato sera preferiscono fare altro e difatti hanno continuato a farlo. Idem la platea socialmente, economicamente e culturalmente più alta, che ha preferito non ripetere il pisolino della prima puntata. E il pubblico più anziano, che di apocalissi ne ha già piene le tasche, ha preferito traslocare sulla Corrida (record storico al 43 per cento di share) e far finta, com’è giusto che sia, che su Raiuno stessero solo giocando.