L'appello di Benedetto XVI: "Difendete i cristiani in Irak e India"

Il Pontefice richiama l'attenzione sulla Chiesa perseguitata nel mondo. E si rivolge ai governi dei due Paesi: "Proteggete le nostre comunità"

Benedetto XVI torna con forza a richiamare l’attenzione del mondo sulla «tragedia» delle persecuzioni in corso contro i cristiani in Irak e in India, appellandosi questa volta direttamente alle autorità politiche e religiose di quei Paesi perché forniscano protezione e ristabiliscano la legalità e la convivenza civile. Il Papa ha parlato dei cristiani perseguitati all’Angelus, dopo aver celebrato la solenne conclusione del Sinodo dei vescovi dedicato alla Parola di Dio e dopo aver annunciato che nel marzo 2009 compirà il suo primo viaggio in Africa, visitando Camerun e Angola.

Ratzinger ha fatto proprio l’appello lanciato dai patriarchi delle chiese orientali al termine del Sinodo «per richiamare l’attenzione della comunità internazionale, dei leader religiosi e di tutti gli uomini e le donne di buona volontà sulla tragedia che si sta consumando in alcuni Paesi dell’Oriente, dove i cristiani sono vittime di intolleranze e di crudeli violenze, uccisi, minacciati e costretti ad abbandonare le loro case e a vagare in cerca di rifugio». «Penso in questo momento - ha aggiunto - soprattutto all’Irak e all’India». Nel primo Paese, tra il 2004 e il 2008 le famiglie cristiane sfollate dalle città irachene sono state 50mila. Così come non cessano le violenze e le sopraffazioni nello stato indiano dell’Orissa.

«Sono certo che le antiche e nobili popolazioni di quelle nazioni - ha continuato il Papa - hanno appreso, nel corso di secoli di rispettosa convivenza, ad apprezzare il contributo che le piccole, ma operose e qualificate, minoranze cristiane danno alla crescita della patria comune. Esse non domandano privilegi, ma desiderano solo di poter continuare a vivere nel loro Paese e insieme con i loro concittadini, come hanno fatto da sempre».

Poi Benedetto XVI si è rivolto ai governi e ai leader religiosi: «Alle autorità civili e religiose interessate chiedo di non risparmiare alcuno sforzo affinché la legalità e la convivenza civile siano presto ripristinate e i cittadini onesti e leali sappiano di poter contare su un’adeguata protezione da parte delle istituzioni dello Stato. Auspico poi che i responsabili civili e religiosi di tutti i Paesi, consapevoli del loro ruolo di guida e di riferimento per le popolazioni, compiano dei gesti significativi ed espliciti di amicizia e di considerazione nei confronti delle minoranze, cristiane o di altre religioni, e si facciano un punto d’onore della difesa dei loro legittimi diritti».

Già nel corso dell’omelia pronunciata in San Pietro durante la messa concelebrata con i padri sinodali, il Papa aveva annunciato il suo prossimo viaggio nel continente nero. Lo ha ripetuto ai pellegrini presenti in piazza San Pietro per l’Angelus: «Nel mese di marzo, è mia intenzione recarmi in Africa, visitando dapprima il Camerun e quindi in Angola». In Camerun consegnerà il documento di lavoro per l’assemblea speciale del Sinodo per l’Africa, in Angola celebrerà 500 anni di evangelizzazione del Paese.