L'appello di Berlusconi: non fate i grulli

Il Cavaliere ha chiuso ieri a Roma il tour elettorale accanto a Fini: "La
vittoria è certa ma per governare serve una vasta maggioranza&quot;. Al Colosseo un'onda biancazzurra: <strong><a href="/a.pic1?ID=253837">il Pdl ha una bandiera sola</a></strong>

Roma - Sarà per quello striscione dai toni un po’ evangelici con su scritto «Silvio liberaci dal male» che caracolla tutta la sera tra le migliaia di sostenitori riuniti sotto l’Arco di Costantino, ma certo Berlusconi non poteva concludere la campagna elettorale in modo più solenne. «Andate e convertite le genti», dice scherzando mentre su Roma inizia a battere una leggera pioggerellina che non gli impedisce però l’ultimo bagno di folla. È sotto il Colosseo, infatti, che il Cavaliere decide di chiudere assieme a Gianfranco Fini la lunga girandola di comizi che ormai da dopo Pasqua ripete al ritmo di due o tre al giorno.

E a ventiquattr’ore dal silenzio elettorale - oggi la giornata sarà interamente dedicata alle interviste televisive, con probabile annuncio a sorpresa durante la diretta serale di Matrix sulla falsa riga di quanto fece con l’abolizione dell’Ici nel 2006 - l’ex premier torna a incrociare i guantoni con Walter Veltroni. Ormai da giorni, infatti, il fioretto è stato messo da parte per dar spazio a veri e propri affondi. Da una parte e dall’altra. Così, appena salito sul palco, Berlusconi dà qualche anticipazione della puntata di Porta a Porta che ha finito di registrare solo qualche minuto prima. Perché, spiega, «ieri Veltroni ha detto da Vespa ben 43 bugie, il record assoluto in una sola trasmissione tv». Una per tutte? Quella sullo studio dell’Università di Siena che parla di «attuazione dell’80%» del programma di governo a differenza di quanto sostenuto dal leader del Pd. Un dato, precisa il Cavaliere, relativo «al quarto anno del governo» mentre «nel quinto siamo arrivati all’85%». Insomma, Veltroni è «un affabulatore straordinario». Ed è proprio per questo che pur avendo «inizialmente deciso di non fare campagna elettorale» perché «pensavamo che gli italiani avessero le idee chiare» alla fine «siamo scesi in campo». D’altra parte, «questo signore» che è «un bugiardo professionista» è stato «così bravo» che «all’inizio gli avevamo creduto anche noi».

Poi, quello che il conduttore di Porta a Porta definisce «uno scambio intenso ma sorridente». Con Berlusconi che si dice pronto a «svelare un mistero». «Il principale esponente dello schieramento avverso sono io», fa il verso a Veltroni che ha scelto di non citarlo mai per nome e cognome. Vespa, però, lo invita a sedersi e stoppa gli applausi dello studio. «Cos’è questa, la tv sovietica?», chiosa il Cavaliere. Poi ribadisce l’impegno profuso in campagna elettorale. «Venga Vespa - dice tendendogli la mano - e odori qui... Non sente odore di santità?». Ultima gag: «E siccome sarò premier stia attento al suo posto...». «Alla fine qua ci metterà Santoro», ribatte il conduttore.

Al Colosseo, poi, torna sulla querelle dei test psicoattitudinali per i magistrati. E si concede un’altra battuta: «Veltroni dice di farli anche ai candidati premier? Io non avrei problemi, sono Silvio Berlusconi e credo davvero di essere Silvio Berlusconi». Veltroni, invece, «qualche problemino l’avrebbe» visto che non solo «non ricorda il nome del suo avversario», ma neanche «di essere stato nella Fgic», poi «segretario nazionale dei Ds» e «direttore dell’Unità». E ancora: «Pensate, non ricorda nemmeno che al governo ci sono ancora loro, visto che critica l’esecutivo come se fosse all’opposizione». Insomma, «domenica gli italiani non saranno così grulli da cadere nel tranello di Veltroni».

A tre giorni dal voto, Berlusconi resta dunque «intimamente sicuro» di vincere le elezioni e «ottimista per la vasta assegnazione di seggi che avremo in Senato». D’altra parte, spiega, «ci serve un’ampia maggioranza per riformare il Paese e fare le cose necessarie». Per questo, torna sul «voto utile»: chi sostenesse l’Udc o La Destra (che «spero in futuro possano venire con noi») «disperderebbe il voto senza risultati concreti» e «lunedì sera avrebbe il rimpianto di aver fatto il gioco di Veltroni». Poi, «spero che dopo le elezioni», le «grandi riforme dell’architettura istituzionale» del Paese «possano essere fatte insieme» all’opposizione. Quella elettorale, avverte, «è il meno» perché «dobbiamo ridurre della metà la casta», cioè «il numero di quanti vivono di politica». «Secondo alcuni - aggiunge - si tratta di 300mila persone. Eppoi dovremo tagliare della metà il numero dei parlamentari, quello dei consiglieri regionali e comunali, abolire le Province e quasi tutte le comunità montane». Torna a scartare, infine, la possibilità di concedere la presidenza di una Camera al centrosinistra in caso di vittoria: «Non daremo il Senato alla sinistra perché delle tre cariche istituzionali hanno la più importante, il Quirinale». A Napolitano, aggiunge per evitare altre polemiche, «auguro un meraviglioso settennato». Sulla squadra di governo conferma l’intenzione di dare una poltrona di ministro a Gianni Letta, magari anche da vicepremier («ne sarei entusiasta, è un dono per il Paese»), e a Lucio Stanca. Per il futuro, invece, guarda a Letizia Moratti: «Una donna premier? C’è una signora a Milano che sta facendo bene...»

Il comizio al Colosseo si chiude sotto la pioggia. «Governo ladro! «esclama il Cavaliere prima di salutare la piazza. Poi, altra gag: «Sono vecchio e mi rincoglionisco... vi devo dire ancora alcune cose». Totti fa campagna elettorale per Rutelli sindaco di Roma? «Quando uno non ci sta con la testa, non ci sta...».