L'appello del Papa: facciamo conoscere Gesù agli immigrati

Benedetto XVI: &quot;A volte l'integrazione è difficile e drammatica&quot;. Sul conflitto di Gaza: &quot;Pregare per le vittime innocenti&quot;<br />

Roma - «Come cristiani, non possiamo non avvertire di trasmettere il messaggio d’amore di Gesù» a quanti non lo conoscono, specialmente agli immigrati. Lo da detto ieri all’Angelus Papa Ratzinger, in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Ricordando le celebrazioni dell’anno paolino, Benedetto XVI ha detto che san Paolo «crebbe con una triplice cultura – ebraica, ellenistica e romana – e con una mentalità cosmopolita», convertendosi da persecutore di cristiani in apostolo del vangelo.

Ha spiegato che «più che mai in questo nostro tempo di globalizzazione» la missione della Chiesa è quella di «trasmettere il messaggio d’amore di Gesù specialmente a quanti non lo conoscono, oppure si trovano in situazioni difficili e dolorose». «Oggi – ha aggiunto Ratzinger – penso particolarmente ai migranti. La loro realtà è senz’altro variegata: in alcuni casi, grazie a Dio, è serena e ben integrata; altre volte, purtroppo, è penosa, difficile e talora persino drammatica».

Benedetto XVI vuole assicurare «che la comunità cristiana guarda ad ogni persona e ad ogni famiglia con attenzione», e intende favorire «in ogni parte del mondo, la pacifica convivenza tra uomini e donne di etnie, culture e religioni diverse». «Ognuno di noi – ha spiegato – è chiamato a testimoniare il vangelo, con una cura più grande per quei fratelli e sorelle che da altri Paesi, per diversi motivi, sono venuti a vivere in mezzo a noi, valorizzando così il fenomeno delle migrazioni come occasione di incontro tra civiltà».

«Preghiamo ed agiamo – ha detto il Pontefice – perché questo avvenga sempre in modo pacifico e costruttivo, nel rispetto e nel dialogo, prevenendo ogni tentazione di conflitto e di sopraffazione».
All’Angelus Benedetto XVI ha ricordato anche «i marittimi e i pescatori, che vivono da qualche tempo maggiori disagi» e le restrizioni che «subiscono per scendere a terra e accogliere a bordo i cappellani», come pure «i rischi della pirateria e i danni della pesca illegale». «Esprimo a essi – ha concluso - la mia vicinanza e l’augurio che la loro generosità, nelle attività di soccorso in mare, sia ricompensata da maggiore considerazione».

Dopo aver recitato la preghiera mariana, il Papa è tornato a parlare della guerra a Gaza. «Continuo a seguire con profonda trepidazione il conflitto», ha assicurato, ricordando «le centinaia di bambini, anziani, donne, caduti vittime innocenti dell’inaudita violenza, i feriti, quanti piangono i loro cari e coloro che hanno perduto i loro beni». Infine, Ratzinger ha invitato i fedeli a pregare per le «numerose persone di buona volontà» che tentano di «fermare la tragedia». Spero vivamente che si sappia approfittare, con saggezza, degli spiragli aperti per ripristinare la tregua e avviarsi verso soluzioni pacifiche e durevoli».

E ha rinnovato il suo «incoraggiamento a quanti, da una parte come dall’altra, credono che in Terrasanta ci sia spazio per tutti, affinché aiutino la loro gente a rialzarsi dalle macerie e dal terrore e, coraggiosamente, riprendere il filo del dialogo nella giustizia e nella verità».