L'appello del parroco: "No violenza ai funerali"

Domani le esequie di Gabriele Sandri, il giovane tifoso laziale morto domenica mentre andava a seguire la sua squadra a Milano. Don Tammi: "Non si ottiene giustizia con la violenza"

Roma - Appello di don Paolo Tammi, parroco di Gabriele Sandri, il tifoso ucciso domenica scorsa, a "non trasformare le esequie che si terranno domani in un momento di violenza. Voglio dire ai tifosi, sia a quelli che lo conoscevano, sia a quelli che non lo conoscevano, che Gabriele era un ragazzo buono - sottolinea il parroco ai microfoni della Radio Vaticana - questo lo so con certezza, perché i suoi amici me lo hanno detto e così mi hanno detto il papà e la mamma. Un ragazzo che è passato attraverso la parrocchia, un ragazzo che non ha mai fatto violenza, un ragazzo descritto come un buon figlio di famiglia, la mamma lo chiamava coccolone, un ragazzo che aveva ancora delle espressioni affettive molto belle nei confronti dei genitori e degli amici. Per cui - prosegue don Tammi - raccomando a tutti i tifosi di vivere il loro dolore in maniera corretta, in maniera cristiana - se sono credenti - in memoria di Gabriele, per affetto per Gabriele che vive in Dio, di non fare nessun gesto, di non approfittare di una situazione celebrativa per aggiungere problemi a problemi. Non si ottiene giustizia con la violenza, questo è sicuro".

Domani i funerali I funerali si svolgeranno domani nella parrocchia di S. Pio X, alla Balduina, il quartiere romano dove risiede la famiglia Sandri. "Domenica scorsa, appena mi sono accorto che Gabriele era mio parrocchiano - afferma ancora il parroco - sono andato immediatamente a trovare la mamma. Sono stato con lei per un po'. È una donna distrutta dal dolore. La morte del figlio l’ha duramente provata, anche perché è una morte inspiegabile. Nessuna morte si spiega sul piano umano e questa è ancora più inspiegabile e sicuramente evitabile". Don Tammi, che tipo di giustizia chiede la famiglia di Gabriele Sandri? "Mi pare di capire che chieda una giustizia certa, retta, nei confronti della persona, non del corpo della polizia - risponde il parroco - per quello che mi è stato dato di capire, non sono arrabbiati nei confronti della polizia o delle istituzioni. Certo, un membro di un’istituzione che dovrebbe difendere i cittadini ha fatto una cosa inspiegabile, che ci auguriamo sia solo colposa. Quindi, è chiaro che si tratta di una giustizia nei confronti della persona. Credo che in uno Stato di diritto - conclude - chi sbaglia debba scontare una pena".