L'arcivescovo: «Woody Allen sia sincero. Se elimina Dio, l'uomo non ha senso»

Alla Giornata mondiale della gioventù Giuseppe Betori, ex segretario dell Cei, è partito da una celebre battuta del regista neworkese per smontare l'idea di un uomo solo al centro del mondo: «Dal nichilismo non si esce da soli»

Woody Allen non dice tutta la verità: altro che «non sentirsi tanto bene», se «muore» Dio, l'uomo non ha senso. Alla Giornata mondiale della gioventù di Madrid l'arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori ha preso molto sul serio il regista newyorkese, ed è partito dalla critica della sua battuta-simbolo per demolire l'idea un uomo che sta al mondo così, solo con se stesso. «Dio è morto, Marx è morto, e anch'io mi sento poco bene». È questa la «bandiera», un po' cinica un po' disperata, della «filosofia» di Allen. E Betori, proprio da questa battuta ha preso spunto per riaffermare il valore della fede: «Il noto regista americano - ha detto l'ex segretario della Cei - non è del tutto sincero in questa sua affermazione, perché l'aver cancellato Dio dalla vita, l'aver dovuto constatare che non ci sono ideologie con cui poterlo rimpiazzare, non mette l'uomo semplicemente in crisi, rendendolo meno sicuro delle sue certezze, ma lo svuota totalmente di senso, perché gli sottrae il suo stesso fondamento. Mettere in crisi il posto di Dio nella nostra vita pone in crisi la vita stessa».
Per monsignor Betori «la fede non è solo questione di Dio, ma è anche questione dell'uomo». «La risposta che dobbiamo a chi vorrebbe negare la presenza, l'esistenza, la realtà stessa di Dio - ha affermato l'arcivescovo di Firenze - non è rintracciabile nel contrapporre idea a idea, ma nel narrare una storia che è già redenzione: mostra un Dio più forte della morte a cui gli uomini lo condannano e illumina una vita che si irradia da una croce assunta per amore». «L'esperienza della Chiesa, guardando a se stessa e al mondo, può andare ben oltre le mille denunce che Nietzsche e i suoi meno acuti ripetitori ci hanno presentato, sbattendo Dio e i credenti sul banco degli imputati della storia». «Ma - ha concluso Betori - quella stessa esperienza ci dice che della domanda su Dio non possiamo fare a meno, perché con essa ne va non solo della questione di Dio, ma anche della questione dell'uomo. Non è uccidendo Dio che l'uomo afferma se stesso. La storia dice, al contrario, che eliminando Dio, l'uomo perde ogni riferimento e dal nichilismo non si esce da soli né per volontà di potenza, né mediante il riconoscimento dei meccanismi psicologici con cui ci difendiamo, né attraverso progetti sociali che promettono di portare il paradiso in terra».