«Largo ai vecchi» nel gerontocomio Italia

È interessante notare come una raccolta di interviste nate per raccontare i più significativi personaggi italiani, diventi un libro dal titolo I grandi vecchi. Autore dei colloqui, pubblicati negli ultimi tre anni sul Corriere della Sera e ora raccolti in volume da Mondadori, è Aldo Cazzullo, una delle penne più brillanti del quotidiano di via Solferino. Il titolo è quasi obbligato, vista l’età dei protagonisti: su trentatré interpellati (si va da Pietro Ingrao a Giorgio Albertazzi, da Gino Paoli a Mario Monicelli, da Lino Lacedelli e Achille Compagnoni a Franco Zeffirelli) solo due (Francesco De Gregori e Antonello Venditti) hanno meno di sessant’anni. Nella prefazione è lo stesso Cazzullo a spiegare: «Né con Folli (il direttore che dette inizio alla serie nel 2003, ndr), né con Mieli, né con Battista (l’attuale direzione, ndr) si era mai parlato di grandi vecchi. A un certo punto ci si è accorti però dell’età media degli intervistati. Mi sono quindi proposto di stimolare il racconto di persone più giovani, e qui sono cominciate le difficoltà».
Ecco, appunto. Prendiamo atto che l’Italia è un gerontocomio, guidato da una gerontocrazia e smettiamola di cercare i giovani dove non ci possono essere. Se in Italia esistesse una classe dirigente (politica e non solo) di quarantenni, sarebbe una contraddizione. Perché non rispecchierebbe il Paese, ripiegato su se stesso, che vive di rendita, pieno di lobby, corporazioni, orticelli chiusi. Perché siamo il Paese dove uno scrittore di quarant’anni è definito «emergente» e un manager è «giovane» a cinquanta. Dove si rimane studenti universitari fino a trent’anni e ricercatori fino alla soglia della pensione.
Quindi vi meravigliate? Quanti scrivono e dibattono sul mancato ricambio generazionale, quanti si lamentano, quanti vanno all’affannosa ricerca del manager e dell’intellettuale tra i trenta e i quarant’anni, si mettano l’anima in pace. La smettano di affannarsi e prendano atto della realtà: in questo Paese il figlio del conduttore di Quark condurrà Quark e il figlio del notaio farà il notaio.
Aldo Cazzullo ha fatto un ottimo lavoro giornalistico, perché ha rappresentato il Paese per quello che è. E comunque, se vorrà intitolare il prossimo libro «I grandi giovani», è meglio che aspetti una ventina d’anni.
Ma a quel punto, è probabile, saranno dei magnifici vecchi anche loro.
caterina.soffici@ilgiornale.it