Largo all’operaio in guanti bianchi

Felipe Massa conosce la gavetta. Brasiliano cresciuto in Brianza e cittadino onorario di Cerignola, ha l’occasione della vita: «Sono come Alonso e Raikkonen, solo che loro hanno trovato l’auto giusta. Ora ce l’ho anch’io e non posso fallire»

Benny Casadei Lucchi

È di San Paolo come Rubens Barrichello e Ayrton Senna, non ha ancora 25 anni, è arrivato in formula uno a ritmo caterpillar, vincendo tutti i campionati a cui ha partecipato. A questo punto gli manca solo la F1. Ma datemi tempo, sembra dire con gli occhi neri e grandi e furbi. Felipe Massa è il nuovo compagno di Schumi, un brasiliano anomalo, un po’ brianzolo e un po’ pugliese. A Erba ha vissuto appena giunto in Europa nel 2000. In paese, ora che è famoso, ricordano questo moretto che la mattina in tuta e scarpe da tennis correva e correva e nessuno capiva il perché. Ora che guida la Ferrari l’hanno capito. A Cerignola, paese d’origine dei suoi nonni, è invece già un idolo, almeno quel tanto che basta per avere le chiavi della città.
Due comuni che tifano per lei. Chissà in Brasile?
«Per la verità, nel mio Paese mi ignorano un po’, non si fidano ancora abbastanza. E questo è un bene, perché come per la vicenda Rossi in Italia, anche in Brasile non sento assolutamente pressione e posso lavorare in santa pace».
In che senso la vicenda Rossi?
«La stampa italiana ha parlato tutto l’inverno delle prove di Valentino Rossi e questo è stato un vantaggio, mi ha permesso di portare avanti come si deve il mio lavoro».
Il leggero disinteresse mostrato dal suo Paese nei suoi confronti non potrebbe essere dettato dall’esperienza di Barrichello alla Ferrari.
«Forse, però ora loro parlano molto più di Barrichello alla Honda che di me alla Ferrari».
È nel team più importante del mondo, accanto al pilota più vincente di sempre. Che cos’è per lei la pressione?
«Io sono sempre stato sotto pressione. Nel 1998 non avevo i soldi per correre a lungo nel campionato brasiliano Chevrolet, però con le vittorie ce l’ho fatta e ho vinto la serie. Poi sono arrivato in Europa, avevo un budget per sei gare del campionato italiano di F. Renault, se alla fine non avessi stupito, me ne sarei dovuto tornare a casa, cambiando mestiere. Non potevo sbagliare. Eppure sono andato bene all’inizio, ho vinto le prime tre gare. Ho partecipato anche a due corse dell’Europeo. Alla fine ho conquistato entrambi i campionati. Sono passato in Eurotremila e un giorno ho conosciuto Jean Todt. Mi ha detto che se avessi vinto il titolo ci sarebbe stata la possibilità di firmare con la Ferrari. A quel punto di nuovo da capo, di nuovo sotto pressione. E ho vinto anche il Tremila. E poi in F1, alla Sauber, dovevo dimostrare di essere all’altezza del mio predecessore, Raikkonen».
E in Sauber non è proprio andata a meraviglia.
«La macchina non era certo quella dell’anno prima, feci un passo indietro che me ne ha fatti fare due avanti. Diventai collaudatore della Ferrari».
Tempo fa ha detto: «Io sono come Alonso e Raikkonen, ma loro hanno trovato l’auto giusta». Ora ce l’ha anche lei.
«Ora spero di dimostrare che avevo ragione a dire così».
L’obiettivo di quest’anno è quindi?
«Conquistare il mio primo podio, poi la prima vittoria. Io punterò sempre a vincere, fin dalla prima gara, ma è chiaro che per me ciò che conta è non commettere errori e, comunque, arrivare a punti».
Lei ha però il compagno più ingombrante che ci sia. Preoccupato?
«Onestamente no».
Ma Schumi sembra preparato come non mai.
«Michael è sempre stato forte, anche lo scorso anno. Lui vuole essere il più forte sempre, ma questo vale per tutti noi piloti. Averlo come compagno è importante per crescere: ha fatto così tanto che se riesco a paragonarmi a lui...».
E batterlo?
«Avrò rispetto, però saremo in gara, e lì si pensa a vincere. Se ne avrò l’occasione lo dimostrerò, cercherò di stargli davanti. Di certo non proverò a buttarlo fuori pista».
Barrichello dice che lei si troverà meglio in Ferrari perché lui ha già aperto la strada, facendo capire che non esiste solo Schumi.
«Forse. Però non so com’era la Ferrari prima».
Promesse all’Italia e al Brasile.
«Io non ho mai promesso niente ma ho sempre ottenuto tutto quello che volevo. Farò vedere ciò di cui sono capace».
Lei è cittadino onorario di Cerignola.
«Sì, quando sono andato a trovarli correvo per la Sauber e per me sono scesi in piazza in tremila. Voglio tornarci da ferrarista e con qualcosa da mostrargli».
Per caso una...
«Io non prometto mai».