L'arma di D’Alema per far le scarpe a Walter

L’ex presidente Ds chiama a raccolta in un convegno l’esercito dei "logoratori" di Veltroni. E lancia il modello elettorale tedesco con il proporzionale per mettere in discussione il leader

da Roma

Applausi a Pier Ferdinando Casini, consensi convinti per l’ex segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano e apprezzamenti persino per Antonio Di Pietro. Esponenti politici, questi ultimi due, che tutto possono vantare fuorché un pedigree dalemian-riformista, accomunati praticamente solo da una recente antipatia per Walter Veltroni. All’atteso seminario sulle riforme promosso da una manciata di fondazioni guidate da Italianieuropei il gioco era talmente scoperto che la platea si è disciplinata, divisa per obbedienze di corrente. Con una netta prevalenza dei «logoratori». Lo schieramento di quelli che – a detta degli stessi veltroniani – vuole fare le scarpe al leader del Pd, e cerca di destabilizzarlo costruendo ponti verso i centristi dell’Udc e la sinistra radicale. Una celebrazione del fronte pro-sistema elettorale tedesco e quindi «una vera trappola» confezionata ad arte per Veltroni, commentavano esponenti Pd. Trappola che il leader del principale partito di opposizione non ha potuto evitare.
L’ex sindaco di Roma è intervenuto poco prima di D’Alema, tra gli ultimi, forse nel tentativo di evitare Di Pietro. Poi ha dovuto subire le analisi dell’eterno rivale. Il bipolarismo? «Non ha prodotto governi di qualità. La stabilità dei cattivi governi è il peggiore dei mali». Il sistema proporzionale con una soglia di sbarramento? «Non porta all’instabilità del governo». E addirittura, aggiunge strizzando l’occhio alla Lega, «è il sistema più compatibile con il federalismo». Tesi perfette, quelle di D’Alema, per tutti i partiti fuorché per il Pd veltroniano. Avanti tutta, quindi, verso il modello tedesco e il ritorno dei partiti medi e piccoli. Con buona pace del segretario del Pd, che ha costruito la sua battaglia politica sullo sfoltimento del centrosinistra. Veltroni ha tentato di ridimensionare la portata dell’evento: «Questa non è una discussione interna al Partito democratico, ci sono altre sedi per questo. Il Pd ha già espresso nel suo programma elettorale una posizione. Se c’è bisogno ci tornerà sopra». Come dire, non è qui che si decide per il mio partito.
Ma D’Alema ha dimostrato di essere andato oltre e di avere già incassato consensi oltre il recinto del Pd. Pier Ferdinando Casini è scettico. Anche perché per il Popolo della libertà, Fabrizio Cicchitto ha detto chiaramente che il sistema tedesco non va bene. Quella del capogruppo alla Camera «è una chiusura non al 99 ma al 120 per cento. Se la maggioranza è contraria al sistema tedesco, quella di oggi è una discussione accademica», ha rilevato il leader centrista. Che comunque condivide l’analisi di D’Alema sul bipolarismo e la convinzione che il ritorno al proporzionale sia un tema che «non va lasciato cadere». Piena adesione alle fondazioni da Rifondazione comunista, con l’ex segretario Giordano che ha detto sì alla «piattaforma» avanzata da Franco Bassanini (l’ex ministro della Funzione pubblica presiedeva l’incontro), e cioè la proposta del ritorno al sistema proporzionale. E un no netto ad un sistema «americano e bipartitico» contro il quale il Prc è pronto al «conflitto».
Persino Di Pietro non chiude la porta. Prima difende i referendum ultra maggioritario della scorsa legislatura: «Si dice che è stato da irresponsabili promuoverlo: bene, io sono tra quegli irresponsabili insieme a centinaia di migliaia di persone». Poi, come se nulla fosse, lascia uno spiraglio. Assicura che Italia dei valori «parteciperà» al dibattito sul ritorno al proporzionale, anche se chiede si dichiarino le coalizioni.
Più che al merito delle riforme, in realtà il pubblico che ha affollato la sala era interessato al tormentone estivo della politica: dialogo sì o dialogo no? Walter è contro: «Non ci sono le condizioni per farlo. Oggi Berlusconi ha detto che le riforme istituzionali se le fa da solo: allora di che discutiamo?». D’Alema è a favore. E ieri ha detto addirittura che la prospettiva di una grande coalizione «non è spaventosa». Una via di mezzo non c’è. Se la pensa così, commentavano gli uomini del segretario «domani (oggi, ndr), alla direzione, D’Alema si alzi in piedi e chieda un congresso».