L'armonia di Mondrian, tra Picasso e Josephine Baker

Con una mostra, ospitata al Vittoriano fino al prossimo 29 gennaio, Roma celebra l'artista olandese e ne racconta tutta la parabola artistica: dai primi paesaggi ancora intrisi di realismo ottocentesco fino alle strutture lineari che cercano di riportare sulla tela la perfezione del ritmo musicale

Sono passati 55 anni dall'ultima grande mostra romana dedicata al maestro olandese dell'astrattismo Piet Mondiran. La cornice allora era la Galleria Nazionale d'arte moderna diretta da Palma Bucarelli. Oggi lo scenario è cambiato. E per la grande esposizione dal titolo «Mondrian, l'armonia perfetta» è stata scelta la cornice dei rinnovati spazi del Vittoriano. Si è aperta ieri, infatti, la mostra che ripercorre tutta la carriera artistica e umana del celebre artista olandese che per tutta la vita ha cercato nell'arte non lo specchio della realtà ma una sorta di medicina interiore per raggiungere appunto l'«armonia perfetta» del titolo. Un'armonia dovuta essenzialmente ai suoi studi dedicati alla teosofia steineriana ma anche a una freschezza e serenità di giudizio che gli ha fatto cavalcare tutte le avanguardie novecentesche senza rimanerne schiacciato. Al contrario sfruttandole come passaggi intermedi per la conquista della pura essenzialità. Che non vuol dire - ovviamente - semplicitià. E la mostra - che rimarrà aperta fino al prossimo 29 gennaio - vuole rimarcare prima ancora dell'armonia finalmente conquistata, proprio la necessità dei passaggi intermedi. «Mondrian è stato un artista non convenzionale - spiega Benno Tempel, curatore della mostra -, del tutto fuori dagli schemi, capace di rappresentare con il suo percorso il passaggio dall'arte ottocentesca a quella del XX secolo». Parte infatti come paesaggista (e di successo) nel segno del realismo, come illustrano le numerose opere in mostra nella prima sezione. Le teorie teosofiche lo portano però a nuove riflessioni, fra cui quella, cruciale, che nella vita esiste una lotta perenne tra le dimensioni verticale e orizzontale per il raggiungimento dell'armonia perfetta. Ecco quindi i grandi oli con le dune e i fari sul mare, il ripetersi del tema degli alberi, i bellissimi carboncini dove tronchi e rami cominciano a anticipare le famose griglie, che poi, dopo una prima fase cubista, riempirà con campiture di colori puri: blu, giallo, rosso. «Affascinato dalle tele di Picasso - aggiunge Tempel -, Mondrian decide che non potrà essere un vero pittore moderno restando in Olanda e a Parigi compie la sua prima rivoluzione portando il cubismo a una nuova sintesi astratta. Tornato in patria fonda "De Stijl", il movimento che sancisce una espressione plastica, non soggettiva ma valida per tutti, che si traduce nell'astrazione di tutte le forme e di tutti i colori primari nettamente definiti». Più completa nella fase realista e cubista, la mostra del Vittoriano propone anche una dozzina di opere neo-plastiche, una selezione in verità non eccelsa, affiancata dai lavori degli altri artisti olandesi che seguirono la sua rivoluzionaria visione dell'arte. La mostra è anche accompagnata da un commento musicale che riproduce (nella sala dell'ultima stagione artistica di Mondrian) i suoi gusti musicali o meglio alcune opere di quei compositori che anche sul pentagramma hanno tentato di realizzare le tesi steineriane. «La piccola rassegna musicale - spiega Claudio Strinati, curatore di questa parte dell'allestimento - vuole naturalmente rendere omaggio alle idee e ai gusti del grande maestro esaltando quell'equilibrio delicato e pure così interessante, tra il rigore austero del pensiero e la gioia di vivere e di comunicare con la più grande schiettezza e umanità, che si ritrova nella selezione dei brani musicali proposti in mostra». Si va così dall'amore di Piet Mondrian verso il mondo americano che lo accolse e lo apprezzò, al fascino intramontabile della tradizione europea negli anni della giovinezza e prima maturità dell'artista olandese, una tradizione che fu basilare per il suo orientamento. Ed ecco l'elenco dei musicisti proposti da Strinati: «Si va dagli americani Charles Ives, Georg Antheil (un seguace anche del futurismo italiano), Bohuslav Martinu (boemo di nascita, di cultura francese e poi naturalizzato americano), Edgard Varese (che era in effetti francese di origine ma naturalizzato poi americano), Duke Ellington, Glenn Miller (che ci portano verso il jazz e il boogie-woogie, tanto amati da Mondrian), Conlon Nancarrow (geniale figura ancora poco nota ), ai grandi europei come il viennese Anton Webern, il tedesco Max Reger, il francese Olivier Messiaen». Maestri, tutti questi, che hanno vissuto esperienze e composto musiche che trovano una profonda sintonia con le idee e le aspirazioni di Mondrian.