Lascia il leader delle toghe per l’inchiesta «Why not»

Si dimette Luerti, presidente dell’Anm da soli sei mesi. Negò di aver incontrato Saladino, già sotto indagine, da Mastella

da Roma

Meno di sei mesi al vertice dell’Anm e Simone Luerti annuncia le sue dimissioni, dopo essere inciampato in un incontro negato con Antonio Saladino, principale indagato dell’inchiesta Why not, avviata a Catanzaro dal pm Luigi De Magistris, coinvolgendo anche Clemente Mastella.
Il più giovane presidente dell’Associazione nazionale dei magistrati (45 anni), esponente della corrente maggioritaria Unità per la Costituzione, ieri si è presentato davanti alla giunta dicendosi pronto a gettare la spugna, per «evitare strumentalizzazioni e condizionamenti esterni all’indipendenza dell’Anm». Le sue dimissioni saranno formalizzate sabato, davanti al comitato direttivo centrale. E già si parla del pm di Roma Paolo Palamara, sempre di Unicost, come successore.
Che cosa ha portato a questo clamoroso colpo di scena? Un altro «caso Travaglio». Il giornalista ha scritto sull’Espresso che il 25 ottobre di 2 anni fa Luerti incontrò Saladino e con lui andò al ministero della Giustizia da Mastella. Il capo della Compagnia delle opere del Sud nel 2006 era già indagato per la Why not, come il guardasigilli. Il fatto è che a gennaio scorso venne fuori che l’attuale gip di Milano, in servizio fino al 1999 a Catanzaro, era di Cl e amico di Saladino. Ma, assicurò Luerti, da 10 anni non lo vedeva. Ecco, ora viene crocifisso a questa bugia.
Subito hanno chiesto la sua testa le due correnti di sinistra, Magistratura democratica e Movimento per la giustizia, entrate solo 15 giorni fa nella giunta prima monocolore di Unicost. Una giunta da battaglia, che ha escluso i moderati di Magistratura indipendente (pure usciti vittoriosi dalle ultime elezioni) anche per meglio contrastare eventuali provvedimenti scomodi del nuovo governo.
Luerti era già stato criticato per la difesa troppo tiepida di De Magistris e del gip di Milano Clementina Forleo, diventati dopo le azioni disciplinari contro di loro simboli della battaglia per l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Ultimamente, poi, il presidente dell’Anm aveva rilasciato al Corriere della sera un’intervista di apertura al dialogo verso il nuovo governo del Pdl, arrivando a mostrarsi possibilista sulla creazione di una sezione disciplinare esterna al Csm. Ipotesi questa fortemente avversata dai vertici dell’associazione, tanto da rappresentare uno dei 3 punti fermi sui quali si è formata l’attuale giunta a 3: Unicost, Md e Movimento.
Ora arriva, forse colto al volo da alcuni, l’episodio di Saladino e secondo la prassi americana il leader viene messo sotto inchiesta non per la sua condotta, ma per aver mentito ai suoi. «Non mi pareva vero di poter incontrare il ministro - spiega Luerti -, ai tempi ero un semplice membro della giunta dell’Anm e poterlo incontrare direttamente, potergli dire due cose dirette... Pensare che oggi è il capo di gabinetto del ministro che chiama me». Anche Mastella interviene in sua difesa: «Fu un incontro assolutamente innocente, che quasi non ricordo. Era mio compito di ministro parlare con i magistrati. La concomitanza della presenza di Saladino fu del tutto casuale». Quelle della stampa, per Luerti, sono «informazioni incomplete e non approfondite», un «sostanziale travisamento dei fatti» in danno alla sua immagine. Ma per «senso di responsabilità», ecco le dimissioni. E i 36 membri del «parlamentino» dell’Anm sabato potrebbero eleggere al suo posto il giovane ex segretario Palamara, uscito dopo il rimpasto di 2 settimane fa, per far posto a Giuseppe Cascini di Md. Sempre che Unicost non punti sull’ex consigliere del Csm Giuseppe Meliadò.