Lascia il trono ma in Ferrari sarà ancora re

Correva l’anno duemila e Michael Schumacher pianse a Monza, in sala stampa, davanti a tutti, crisi di nervi, crisi da mondiale che sfuggiva, il primo mondiale suo con casacca rossa indosso. «Scusate», disse. Corre l’anno duemilaesei e piange Schumi a Monza, in sala stampa, davanti a tutti, ma non è crisi è solo un frullato di emozioni e felicità e tristezza e gioia e certezza di aver fatto la scelta giusta. «Scusate», dice ancora.
C’è qualcosa di sacrosanto nelle sue lacrime e in quanto visto nel paddock immerso nel parco di Monza; soprattutto c’è qualcosa di regale e la vicina villa dei re italici non c’entra nulla. Perché chi di corse vive e soffre, per la prima volta, si è trovato davanti, o innanzi, per usare i termini di corte, a un monarca delle corse nell’atto di annunciare al popolo il suo addio, a un sovrano che spiega ai sudditi che fra tre gare, fra poche settimane, abdicherà. C’è qualcosa di giusto e sacrosanto in questo messaggio alla nazione motoristica, perché sa scaldare tutti, persino i critici, persino il principino in attesa della consacrazione: Kimi Raikkonen.
Mentre parla di sé e del proprio futuro, re Schumi è accanto al suo successore. Ad un tratto, mentre il terzo classificato risponde alla stampa, Michael si volta e sussurra qualcosa al neo acquisto ferrarista. Impossibile immaginare il dialogo, ma i due sorridono, i flash li immortalano. Il monarca non ha lo scettro ma un microfono, la differenza c’è e si vede. Fa lo stesso: racconta di «Raikkonen e Massa che saranno una grande coppia, che la Ferrari ha fatto la scelta giusta a prendere Kimi, io lo sapevo da tempo, gliel’ho persino consigliato».
Ecco la chiave di tutto. Michael Schumacher lascia la Ferrari ma ha preparato la propria successione. Non lo dice, non lo può dire, non lo dirà mai, però c’è da giurarci che il grande campione ha indicato per primo al presidente Montezemolo, a monsieur Jean Todt, quel giovane nordico che tanto l’aveva fatto tribolare nel 2003. «È lui la persona giusta». E Montezemolo, nel suo felice e furioso parlare per il paddock, se lo lascerà anche sfuggire. Difficilmente, però, il presidente tifoso dice ciò che non vorrebbe dire: più facile pensare che abbia voluto avvisare il popolo dei fan rossovestiti, avvertirli che il nuovo arriva su consiglio del vecchio, che Raikkonen ha l’approvazione di Michael Schumacher. La riprova, se ce ne fosse bisogno, che la Rossa ha perso lo Schumi pilota e acquistato per sempre uno Schumi consulente. Per non dire di più.