Lasciamo a Galliani il diritto d’offendersi

di Cristiano Gatti
Vorrei avventurarmi in un'operazione suicida: difendere Galliani. Sono consapevole di quello che mi aspetta. Galliani fa parte di una ristrettissima cerchia d'italiani, con Bondi ed Emilio Fede, cui tutti si sentono in diritto di rivolgere qualunque contumelia, sapendo d'essere comunque dalla parte giusta e di fare bella figura. Ma nonostante questo clima plebiscitario, insisto. E tanto per essere subito chiari, aggiungo che non me ne importa niente del Milan, dell'Inter, della Juve e di un sacco di altri squadroni: tengo per una squadretta inguaiatissima nella lotta di fondoclassifica, figuriamoci se ho tempo da perdere con questioni di vertice.
Galliani, sì: voglio difendere l'indifendibile, il belzebù che impersona tutte le depravazioni del calcio, il maligno che fa il bello e il cattivo tempo in un mondo di verginelle. Per la verità, più che Galliani, sento il dovere di difendere un suo diritto, un diritto fondamentale e inalienabile di qualunque essere umano: il diritto ad offendersi.
Non è nemmeno il caso di riassumere le ultime vicende. Dobbiamo solo fare mente locale sul derby. Dato il trattamento subito dai tifosi interisti in tribuna e da Mourinho nel dopopartita, Galliani si permette di togliere il saluto. «Non parlo più dell'altra squadra di Milano». Punto e basta. Sembra a tutti gli effetti una reazione normalissima e comprensibile, persino civile. Ma è una reazione di Galliani. Anche questa, nemmeno il caso di dirlo, diventa una schifezza. Un atteggiamento d'arroganza. Di nuovo addosso a Galliani. Moratti fatica a capire: «Sono normali cose da derby, bisogna saper superare».
È vero, bisogna superare. Se uno dice che non era rigore, o che c'era fuorigioco, se ne può discutere anche in modo acceso, poi bisogna superare. Ma non siamo in questo caso. Non sono «normali cose da derby». Mourinho, quella sera, dice cose un po' diverse. Più o meno, dice che un complotto - indovina chi è il burattinaio - sta cercando di rubare lo scudetto all'Inter. È la denuncia di manovre sporchissime e gravissime, altro che cose da derby.
Ora: Mourinho è libero di dire ciò che vuole. Oltre tutto, è pure un esperto del ramo, come ha ricordato anche il grande Gianni Mura sulla Repubblica di ieri, richiamando il famoso scandalo arbitrale che portò alla penalizzazione del Porto, quando sulla panchina del Porto c'era casualmente proprio lo Specialone. Liberissimo Mourinho di tirare mattonate. E liberissima l'Inter di non prendere le distanze, anzi di costruirci sopra altre belle giornate di vittimismo spinto. Però bisogna essere giusti: se sono liberissimi tutti, dev'essere liberissimo anche l'odioso Galliani di offendersi. Uno ti dice che sei più o meno un farabutto e tu cosa fai, pacca sulla spalla e amici come prima?
Moratti la fa facile. Lui raccoglie sempre applausi. È il buono, il candido, l'onesto, il romantico. Rispetto a Galliani, che come tutti sanno ha dietro solo un patetico coro di servi (da oggi, iscriveranno anche me), Moratti ha dietro un coro di intellettuali ad altissimo livello: quando si muove lui, i suoi implacabili giudici sono i Michele Serra, i Roberto Vecchioni, i Beppe Severgnini, in divisa sociale. Moratti e il morattismo si sono così costruiti negli anni un'intoccabile patente di superiorità morale, scaricando sull'intrigante Galliani tutto il marcio dell'ambiente (parentesi personale, da tifoso estraneo: come intrigante, questo Galliani dev'essere un bell'impiastro, se grazie ai suoi intrighi il Milan è già a cinquanta punti dall'Inter, se perde in casa dall'Udinese e se non batte neppure il Livorno). Siamo al punto che Galliani riesce persino a ribaltare un'antica regola dello sport. Si dice sempre che chi vince diventa antipatico e chi perde diventa simpatico. Ecco, Galliani è l'unico caso che riesce ad essere antipatico sempre. Che vinca o che perda. Ovunque vada, sia San Siro o sia Genova, sia Udine o sia Lecce, raccoglie comunque insulti in tribuna Vip. Sono le simpatiche abitudini della domenica italiana.
È proprio osservando questo quadro generale che mi sento in dovere di avanzare la richiesta: vogliamo lasciare a Galliani almeno il diritto di offendersi? Vogliamo evitare che anche il suo silenzio diventi una colpa vergognosa? Moratti, Mourinho e il morattismo se ne facciano una ragione. Tra l'altro, devono sopportare ancora per poco. Presto torneranno a giocare in Europa. E lì, senza le porcherie architettate da Galliani, come noto l'Inter riesce sempre a dimostrare tutto il suo valore.