«Lasciamo il pavé solo nel centro storico»

Sabrina Cottone

nostro inviato a New York

«Sulle strade qui non abbiamo nulla da imparare...». Riccardo De Corato passeggia per le vie incasinatissime di Manhattan, più invivibili del solito per l'allarme terrorismo calato sul Columbus day. Il timore di un attentato sull'allettante doppio bersaglio italo-americano svuota le metropolitane, moltiplica gli ingorghi, accende di clacson la colonna sonora della città. E sulla Madison Avenue, la via della moda, la camminata sotto la pioggia verso Grand Central Station, vetrina della delegazione lombarda a New York, inciampa anche nei lastroni di ferro poggiati sull’asfalto danneggiato.
«Qui spesso non riparano perché costa troppo, se la cavano con il ferro tappabuchi» sospira il vicesindaco con delega (e passione quasi maniacale) per i lavori pubblici e l'arredo urbano. Gli basta un marciapiedi transennato per pensare alle polemiche stradali di Milano. E anche se qui il pavé non esiste, i cubetti belli e insidiosi sono al centro dei pensieri di De Corato. Soprattutto adesso che i consiglieri hanno unanimemente deciso di farli fuori. Lui è d'accordo: «Sono dell'idea che bisogna togliere il pavé dappertutto, tranne che nelle piazze del centro storico e sostituirlo con l'asfalto». Parla di Cordusio e di piazza Fontana e di via Arcivescovado, ma al di fuori della cerchia della storia, massello porfido e «rizzarda» dovrebbero avere il destino segnato perché anche se fanno tanto vecchia Milano, sono pericolosi, costosissimi, ormai non c'è più nessuno che li fabbrica e li tiene in ordine. Quasi nel 40 % delle cause dei cittadini, la «colpa» è del pavé. Più che di piaceri la bella pavimentazione è fonte di guai continui.
De Corato ricorda che il Comune è in azione: «Il pavé è vincolato dalla sovrintendenza alle Belle arti all'interno della cerchia dei navigli. Quando abbiamo avuto il primo via libera, siamo partiti. Ma non è un'operazione facile, perché devi chiudere intere vie».
Ma togliere il pavè costa. Se la manutenzione straordinaria assorbe un terzo del budget totale delle strade (5 milioni su complessivi 15) anche eliminarlo ha controindicazioni economiche: 160 euro al metro quadrato. In città ci sono 700mila metri quadri di pavé, di cui 15mila di rizzarda, 170mila di porfido e il resto di masselli in pietra. Facile fare i conti. «Fanno parte della storia della città ma sono nati in un momento in cui si andava a cavallo e in carrozza...». Hanno tanto valore che 2 città hanno chiesto di avere le pietre «dismesse» da Milano, per conservarle e catalogarle: «Ma noi abbiamo detto no».
La passeggiata continua sulle tracce del confronto: De Corato è più preoccupato dai lavori in corso a Manhattan che dalla cena di gala al Walford Astoria, nei pensieri della delegazione non per i piaceri della serata, ma per il timore attentati. «Siamo preoccupati ma presenti» dice l'assessore al Turismo Bozzetti, che ha incontrato i responsabili del Cipriani per parlare di sicurezza in occasione dell’altro evento di gala, quello di martedì al Rockfeller Center: 300 invitati dal sindaco Albertini. Vigilanza alta come ieri al Walford per la cena dell'Associazione italoamericani. Come ogni anno tiene il suo discorso il presidente del consiglio regionale, Attilio Fontana. Sono le giornate dell'Italia, l'Empire State Building è acceso di luci tricolori. Per la paura non c'è posto a tavola.