Lasciate in pace Enrico Totti

P rima che un calciatore, Totti è un uomo. Lo è perché ha debolezze da uomo (qualche volta eccessive come lo sputo); lo è perché ha slanci da uomo (qualche volta eccessivi quando usa il pallone per fingere il pancione). Lo è pienamente perché, a differenza di molti suoi colleghi, appare com’è: stropicciato, euforico, incazzato. Sembra un Gianmaria Volontè del calcio italiano. Molto italiano. Uno che non sa cucinare un uovo come tanti italiani. E come loro si rifà sparecchiando e lavando i piatti (parole di sua moglie). Uno che, al risveglio dopo un intervento chirurgico, ha voglia di Nutella. Uno davvero così, geniale con i piedi e disincantato con il resto.
Totti dice quello che pensa, è titolare di una delle battute più carine dell’inverno italiano: «Cassano al Real? Io guardo solo le partite del Barcellona». A Natale è l’unico calciatore a mandare un biglietto d’auguri a chi, parlando e scrivendo di lui tutti i giorni, contribuisce a farlo diventare ancora più divo. E questo farsi venire il gomito del tennista nel firmare cartoncini col presepe gli fa onore. Ecco, a Totti, a quel Totti lì, siamo vicini con affetto. E con la consapevolezza che un mondiale senza di lui sarebbe tecnicamente un po’ più povero.
Il Tottificio, invece, non ci piace. Non ne possiamo più dei consulti medici in diretta tv la domenica sera. Non ne possiamo più di quei dibattiti notturni in cui si parla di lui come di un caro estinto. Non ne possiamo più di accendere la radio il lunedì pomeriggio e di sentire - su ogni frequenza - interventi più o meno dozzinali al capezzale di un calciatore infortunato. Non ne possiamo più del corto circuito politico e dell’estetica del pellegrinaggio. Non ne possiamo più degli inviati delle Tv davanti alla clinica come Paolo Brosio ai tempi di Tangentopoli. Non ne possiamo più di chi piange a comando per un calciatore e non spende una parola per un altro molto meno famoso (si chiama David Balleri), che domenica è finito egualmente all’ospedale. Non ne possiamo più di frasi come quelle del ct Marcello Lippi: «Lui non ha sostituti». Ben sapendo che non è vero, che l’Italia non giocherà i mondiali in dieci. E che Del Piero, l’anno scorso, cadde, si fratturò. E tornò a ruggire senza prefiche al seguito.
No, il Tottificio è insopportabile. E siamo convinti che l’invadente fenomenologìa di Enrico Totti risulti detestabile anche a lui. Lui che recupererà, tornerà fresco e giocherà mondiali da fenomeno. Mentre noi, se in quei giorni di giugno si dovessero far male Zorzi o Valbusa (Dio ce li conservi in salute per l’eternità), probabilmente non pubblicheremmo la notizia neppure nelle brevi.