Lasciati fuori anche gli abbonati

Confermata la linea dura a Fedecalcio e Lega Domani verrà reso noto lo screening finale sugli impianti: non si escludono riaperture graduali

Roma - Quando è ormai sera e piove a dirotto su Roma, le luci del Viminale si spengono. E la Lega calcio, che varca le porte finora chiuse del ministero dell’Interno, ha appena incassato un nuovo no secco da Giuliano Amato. «Non mi muovo dalle mie posizioni», è il refrain che ripete ai rappresentanti del pallone. Per i presidenti di club resta così il bicchiere mezzo pieno dell’ormai certa ripartenza dei campionati domenica prossima (oggi verrà comunicata ufficialmente dal commissario Figc Pancalli) e quello mezzo vuoto di una posizione intransigente del Governo sugli stadi.
Dal vertice in Figc (un’ora e quaranta con tutte le componenti presenti), Antonio Matarrese era uscito quasi soddisfatto: «L’aria nei nostri confronti è cambiata, non è una vittoria, ma...». E invece nella riunione al Viminale, i club non raccolgono quanto speravano: Matarrese, dopo essersi scusato per le dichiarazioni infelici di qualche giorno fa (per la quale sarà ascoltato dall’ufficio indagini della Figc, ndr), tenta di affrontare il discorso abbonati, quello su cui i dirigenti sono sul piede di guerra. Ma trova subito l’opposizione fredda e molto dura di Amato: di deroghe al decreto che oggi, nel Consiglio dei ministri straordinario delle 17, vedrà la luce, non se ne parla proprio. «Per ora si giocherà solo a porte aperte negli stadi a norma», sottolinea il ministro dello sport Melandri, quasi a puntualizzare - se ancora servisse - il pugno duro dell’esecutivo.
Al momento attuale e in attesa dello screening finale dell’Osservatorio del Viminale, previsto per domani e che potrebbe dare altre concessioni agli impianti con problemi minimi, sono solo quattro le partite che si giocherebbero con il pubblico (vedi grafico a destra): Palermo-Empoli, Roma-Parma, Sampdoria-Ascoli e Torino-Reggina. Ma chi non ha il bollino di garanzia potrebbe riceverlo più avanti. In pratica si potrebbe assistire a una riapertura graduale, in presenza di condizioni ben precise. Con buona pace delle tv, visto che «non siamo ripartiti perché abbiamo ceduto a interessi televisivi, ma solo perché sono state prese misure drastiche», precisa il commissario Figc Pancalli.
«Abbiamo rappresentato alla Figc e alle Leghe le ragioni che hanno spinto il Governo ad assumere dei provvedimenti», dice ancora la Melandri. Che sottolinea l’ascolto responsabile e attento e la condivisione di sostanza delle scelte del Governo. Infatti Matarrese e il vicepresidente vicario della Lega Rosella Sensi - presenti all’incontro insieme al numero uno della Lega di C Macalli, a Pancalli e al suo vice Riva e al capo della Polizia De Gennaro - sottoscrivono il giro di vite che arriverà con il decreto. E nel clima di collaborazione e di dialogo (con l’invito dei rappresentanti del Governo a frenare le dichiarazioni fuori luogo), la Lega abbozza anche un pacchetto di proposte: sì all’inasprimento delle pene, ma con la certezza che tali pene vengano poi scontate per intero; la richiesta di maggiori poteri agli steward delle società; la possibilità che i club anticipino le somme necessarie alla messa a norma degli impianti, in attesa di stabilire a chi spetterà l’onere delle spese.
Il campionato ripartirà, ma tecnici, arbitri e calciatori lamentano di essere stati messi da parte: «Il ministro Melandri e gli altri si sono dimenticati che per le decisioni da prendere ci sono anche altre componenti da considerare», polemizza Renzo Ulivieri, presidente dell’Assoallenatori. Ma appena il pallone tornerà in moto, si ridurrà anche lo spazio delle polemiche.