«Lasciati soli nel dolore Dal Comune 7mila euro»

Quell’attimo che cambia la vita, anzi la spazza via, magari mentre ti allontani da mamma e papà per salire in casa a prendere la playstation. È morto così Francesco Orlandi, 7 anni, travolto dalle macerie del palazzo in via Lomellina 7. «Da allora abbiamo smesso di vivere», dice semplicemente Saverio Orlandi, padre del bambino.
Andrà domani (oggi, ndr) alla giornata di ricordo in via Lomellina?

«Per me e la mia famiglia non può esserci spazio per le feste. Per carità, è una scelta personale, ma rimarremo a casa. Soltanto mia moglie Viola sarà presente al momento dell’intitolazione di un nuovo servizio di ambulanza alle vittime della tragedia su iniziativa della Croce Maria Bambina. Ci saremo invece martedì sera alla messa in suffragio di tutte le vittime.

Che anno è stato quello appena trascorso?

«Giorni di dolore assoluto, ma anche occasione per rendersi conto della solidarietà degli altri. Mi riferisco alla gente comune, amici, o chi prima ti salutava appena e poi ha dimostrato la propria vicinanza con gesti importanti seppure piccoli».

Secondo Lei, le istituzioni hanno fatto la loro parte?

«Sulla casa non posso lamentarmi, in piazzale Dateo c’è quello che serve per un’esistenza dignitosa. Però dopo aver promesso mari e monti non s’è praticamente più visto nessuno. Non me la prendo con il sindaco Moratti, che ha assicurato il suo interessamento, ma con i servizi sociali».

Si spieghi meglio.

«Tutto quello che abbiamo ricevuto è stato una cifra da niente, 7mila euro. Tremila per l’assistenza psicologica all’altro mio figlio, il resto per gli allacciamenti di luce e gas nel nuovo appartamento. L’errore è stato denunciare la situazione in tv...da allora i rapporti con l’assessorato sono addirittura peggiorati. Sia chiaro: non vogliamo altri soldi, ma soltanto sapere la verità, come sono andate davvero le cose quella notte».

L’inchiesta ha stabilito l’origine colposa del crollo.

«Rispetto le conclusioni del Tribunale, ma ho ancora dubbi. Le fughe di gas erano all’ordine del giorno. Comunque questa era la soluzione più semplice, per tutti. L’Aem deve fare di più per la sicurezza degli impianti. L’idea di uno squilibrato non può gettare nell’angoscia tante persone senza alcuna colpa».

Come ricordare Francesco?

«Forse tornando a vivere una vita normale. A ottobre riaprirò il bar, quasi nello stesso punto in cui era prima».