Lasciato dalla moglie, taglia la gola al figlio

Il nonno: «Erano passati a trovarmi, avevamo appena pranzato insieme»

Clero Bertoldi

da Passignano sul Trasimeno (Pg)

Ha prima sgozzato il figlioletto di nove anni, poi è salito sulla sua potente Porsche grigia decappottabile, ha parcheggiato nelle vicinanze di un passaggio a livello, ha camminato per cento passi sulla massicciata della ferrovia e si è steso sui binari. Il treno, sotto un sole cocente, lo ha travolto e ucciso.
«Ho frenato - ha spiegato il macchinista del convoglio, sotto choc - ma ormai era troppo tardi. Lui si è steso sul binario, uscendo da una siepe laterale, quando eravamo ormai troppo vicini». Ennesima, agghiacciante tragedia familiare a Passignano sul Trasimeno, meta di un gran numero di turisti stranieri in questo periodo estivo. Sui binari della Terontola-Perugia-Foligno i resti del meccanico e carrozziere Johnny Bruscia, 38 anni, trascinato per metri sulla massicciata. Quando i macchinisti del convoglio 21629 hanno lanciato l’allarme ai carabinieri - intorno alle 14 - si era pensato, sulle prime, soltanto a un doloroso suicidio. Il padre della vittima, avvertito da un sottufficiale dell’Arma, aveva spiegato che suo figlio era passato a trovarlo, pochi minuti prima, insieme al nipote, in azienda. «Mio figlio sta facendo un giro in Porsche, con mio nipote, Tommaso» aveva spiegato l’uomo. Sulla vettura posteggiata non era stato trovato nessuno e quindi i carabinieri si sono recati nella villetta della vittima, appena fuori città. E qui, sul pavimento, hanno rinvenuto il corpo martoriato del bambino di 9 anni, Tommaso.
Sangue dappertutto, in casa. Sembra che il padre, colto da un’inspiegabile furia omicida - il sostituto procuratore della repubblica Giuliano Mignini ha incaricato, comunque, il medico legale Anna Maria Verdelli di fare chiarezza sulla dinamica - abbia cercato più volte di accoltellare il figlioletto, che invano ha tentato di sottrarsi all’aggressione. Sul torace, sulle spalle, sulle braccia sarebbero state trovate altre ferite inferte con un coltellaccio. Alla fine l’uomo è riuscito nel suo folle intento tagliando il collo di Tommaso e lasciandolo agonizzante sul pavimento, dove è stato rinvenuto dalle forze dell’ordine, ormai privo di vita.
Il meccanico, che lavorava nell’azienda paterna, non aveva, pare, problemi economici. L’unico aspetto significativo, da un punto di vista investigativo, è che, da un anno circa, era separato dalla convivente. E aveva ottenuto lui - cosa abbastanza rara - l’affidamento pieno di Tommaso. Per averlo aveva combattuto, giuridicamente, con grande impegno, sotto tutti i profili. Perché, dunque, questo sanguinoso epilogo? Amici e conoscenti affermano che Johnny appariva «come un ragazzo tranquillo, buon lavoratore, senza grilli per la testa, un poco taciturno negli ultimi tempi, in seguito alla separazione». «Girava in Porsche non per esibizionismo - racconta un amico - ma per la passione per i motori». La madre di Tommaso, che ha appreso la notizia mentre si trovava in vacanza in Sardegna, ha avuto un malore. E qualcuno, fra gli amici dell’uomo, parla di qualcosa di più di una delusione: forse, una lieve depressione.