«Lascio Confindustria, ormai è a sinistra»

Imprenditore marchigiano scrive a Montezemolo: «Avete perso la bussola»

Riceviamo e pubblichiamo:

Egregio signor presidente Luca Cordero di Montezemolo,
gli spiacevoli eventi di questo contrastato momento politico ed economico, culminati nell'ingiustificata offensiva che la Confindustria ha lanciato nei confronti del premier e della Casa delle libertà, mi hanno spinto a scrivere questa lettera per esprimerLe, da imprenditore, tutta la mia delusione per la condotta intrapresa dall'istituzione che Lei rappresenta. Mai come ora sta prevalendo un'insensata logica di schieramento pregiudiziale che, abbandonandosi a interessi individuali, non è in grado di interpretare le reali esigenze degli industriali.
Mi sembra evidente che ormai la rotta sia smarrita e molti stiano perdendo la bussola, sospinti da venti contrari a quelli che dovrebbero portare avanti i valori e i principi operativi della Confindustria.
Proseguire in questa «navigazione» pericolosamente e vergognosamente schierata a sinistra mi sembra una scelta rischiosa e inaccettabile, in netto contrasto con gli obiettivi e le strategie dell'imprenditoria del nostro Paese.
Si ripete continuamente che, vista la crisi della nostra economia, sia giunto da tempo il momento di «tirare la cinghia», in attesa di un nuovo ciclo virtuoso che, a mio parere, le attuali strategie della Confindustria non potranno consentire.
E allora cercherò anch'io di adeguarmi a questa tendenza, nella fiduciosa attesa di un programma che torni a rispecchiare le esigenze reali della nostra economia, al di là dei mutevoli e ipocriti schieramenti di parte.
I primi passi in questa direzione li ho già compiuti, ma quello più deciso e importante verso questo agognato traguardo del risparmio sarà quello che mi appresto a compiere. Non verserò più la quota di associazione alla Confindustria perché non mi riconosco in un ente che ormai investe le sue forze e le sue risorse per fomentare scontri politici e appoggiare schieramenti solo per interessi personali, invece di perseguire una seria strategia di sviluppo in grado di risollevare le sorti dell’economia italiana.
Sono certo che, abbandonando la Confindustria, la mia azienda non solo godrà di un effettivo risparmio economico ma anche della capacità di scegliere in maniera libera ed autonoma la propria rotta di navigazione, al riparo da pericolosi venti di tempesta che anticipano il naufragio.
Silvano Bravi
Valenti&Co. spa
Recanati