«Lascio Genova per sempre a voi che l’avete distrutta»

(..) cosa crede, di stare nella favola di Pinocchio, non sa che ci sono anche La Volpe e il Lupo nella storia? E che le Fatine che incontra sono tutte zoccole o peggio trans. Si vada a vedere la zona tra via Lomellini e via Alle Fontane, cioè vico Untoria, Crocebianca, Adorno, e dintorni e poi mi dica se basterebbe lavare le strade per metterle in ordine. Lavori che d'altronde non vengono fatti. E infatti lui enumera un sacco di cose da fare come una lista della spesa mai realizzata. Afferma anche che il centro storico brulica di commerci e di gente, ma poveretto, non sa come era anni fa via della Maddalena prima che la droga, i marocchini, e le puttane sudamericane, e gli amatori «foresti» venissero a trasformarla in un deserto dei tartari. Ora solo si accorge che la focaccia che viene venduta oggi è per la maggior parte veramente miserabile. Dice che dopo qualche ora diventa una gomma. Per forza, non conosce come era fatta una volta nella quasi totalità dei forni e come nel tempo abbia subito un degrado ad opera di fornai disonesti e foresti che ne hanno mutato la ricetta originaria. Si usa strutto al posto di olio, la pasta non viene fatta riposare, si usano lieviti «moderni», olii più di provenienza Fiat che di oliva. Però che incanto l'olezzo che si innalza dai vicoli dove ora puoi udire il vociare confuso e urlato di mussulmani incomprensibili. Il signor Kaiser forse avrà sentito qualche volta quel famoso disco di De Andrè che si chiama: Creuza de ma’ che come molti avrà letto come si scrive anziché creu-zsa de ma’, ma lasciamo perdere; il pezzo iniziale che da il titolo al disco, in finale riporta un grido autentico, che io mi ricordo, come uno slogan, ripetuto dalle pescivendole genovesi: Anciue, fresche, pesci belli, lasgerti, gianchetti...donnee, vegni donnee! Il tutto intonato come un canto. Ora questa era la vera Genova. Provate oggi se è la stessa cosa. Purtroppo la gente come lui ha rovinato la città insieme ai molti genovesi che sono stati abili a non fare mai un bel nulla per adeguarsi modernamente al mondo. I genovesi (gli italiani) hanno dimostrato di essere prigionieri di paure, sentimenti primordiali, psicologismi ruvidi, culture dissennate (comunismo, solidarismo, ecologismo, ecumenismo, sessantottismo, tutti feroci paraventi ideologici!) ma assolutamente privi di capacità di confronto col mondo moderno che arrivava. Di fronte a questo si sono liquefatti: per questo c'è il degrado e non l'adattamento. Se ci fosse stato oggi la focaccia sarebbe più buona, non meno com'è in realtà di un tempo. Del resto già D'azeglio confermava che l'Italia era solo una realtà «geografica» dicendo che «fatta l'Italia (il Regno) occorreva fare gli italiani». Ma questo non è successo.
Ma oggi, che mi accingo a lasciare questa città per sempre, perché non credo affatto come pensa Lussana che Genova (l'Italia) sia riscattabile, mi pare una ulteriore presa per il culo, sentire scrivere che basterebbe poco per salvare una Genova che si descrive come una cartolina di altri tempi, da gente che l'ha distrutta per sempre.
E pensate che noia un mondo popolato solo da mediocri peccatori. Un saluto ad un popolo di morti (Lamartine)