«Lascio Pieraccioni e faccio il filo a papà Cesaroni»

RomaChissà a quanti spettatori, soprattutto tra i tanti di sesso maschile che hanno visto Io & Marilyn di Leonardo Pieraccioni, sarà capitato di pensare a quale fosse la vera bellezza del film. Che non è la bionda, ma completamente inespressiva, sosia del mito per eccellenza del cinema mondiale, tale Suzie Kennedy, ma la mora e molto espressiva Barbara Tabita che buca lo schermo nei panni, ancora una volta, dell’ex moglie del comico toscano come in Ti amo in tutte le lingue del mondo. La 34enne attrice siciliana, che oramai si è stabilita a Roma con il marito ingegnere, è una di quelle figure da tenere d’occhio perché lo spettatore non la dimentica, com’è capitato con le altre commedie che ha interpretato: Ho visto le stelle di Vincenzo Salemme e Il 7 e l’8 con Ficarra e Picone. In questi giorni poi sta girando la quarta serie de I Cesaroni che è già famosa perché non ospiterà più l’amato personaggio interpretato da Elena Sofia Ricci (se non nella prima e nell’ultima puntata). E forse la Tabita prenderà il suo posto nel cuore del Cesarone Claudio Amendola. Le carte in regola ce l’ha tutte. Per farsene un’idea basta cliccare su Youtube sul video che la ritrae passeggiare davanti a un ipnotizzato Montalbano in uno degli episodi della serie. «Ma lo sa una cosa?», mi chiede l’attrice dall’altro capo del telefono di un aeroporto siciliano dove le hanno smarrito le valigie. No, mi dica. «La cosa più divertente di quel filmato, che è il più visto di tutti gli episodi di Montalbano, sono i commenti dei visitatori, non solo italiani ma greci, messicani...». Alcuni non sono riferibili altri parlano di «vero esempio di bellezza italiana».
E infatti, mentre giravo, pensavo al cinema di una volta, a Germi e De Sica, al mito della Mangano. Un tempo si passava alla storia, ora a Youtube.
Barbara Tabita, lei viene da 15 anni di teatro impegnato ma al cinema va solo con i comici, come mai?
(Ride). «Forse perché in questo Paese con l’accento che mi ritrovo non sono vista per altri ruoli? E poi non ho le occhiaie, la faccia sbattuta, mi vesto per bene. Credo di non essere la tipica attrice per i film d’autore... Ma a teatro non è così, lì mi diverto a far piangere. Comunque quando recito posso non avere l’accento. Ma sono stati tanti anni di lezioni di dizione buttati via».
In che senso?
«Specialmente in televisione mi chiedono non solo di mantenere l’inflessione dialettale ma addirittura di accentuarla».
E nei Cesaroni?
«Mi hanno chiesto solo di velarla. Io speravo che almeno alla Garbatella parlassi in italiano...».
Qual è il suo personaggio?
«Sono Olga, una donna bella simpatica, energica, viva e vitale. Ho due figli, una sorella psicologa e faccio la wedding planner (l’organizzatrice di matrimoni)».
Se passeggia come in Montalbano per Giulio-Claudio Amendola sarà un colpo di fulmine...
«Quest’aspetto è top secret. Ma...».
Ma?
«Diciamo che potrei essere la figura femminile accanto al protagonista. Un sogno che si avvera visto che da ragazzina Claudio Amendola mi piaceva molto».
S’è fatta un'idea del grande successo della serie?
«Prima si andava al cinema a vedere storie molto lontane dalla nostra quotidianità, penso a Via col vento, ora il pubblico vuole vedere cosa succede nella porta accanto confrontandosi con problematiche vere e reali.
Un regista con cui vorrebbe lavorare?
«Guardi, se potessi con Germi e De Sica. Ma mi “accontenterei” di Almodóvar che ha un amore sconsiderato per le donne, forti e fragili allo stesso tempo».
E in Italia?
«Mi piacerebbe tanto Carlo Verdone e poi Virzì, Muccino o Pupi Avati che ha la capacità di far ridere e piangere insieme».
E se la chiamasse Tinto Brass?
«Non sarei capace di interpretare quelle femmine perché non ho mai basato il mio lavoro sulla fisicità».
Lei è una donna all’antica?
«Diciamo solo un po’ rétro e con i piedi ben piantati a terra. Per capirci amo la famiglia, le nozze in chiesa e il crocifisso in aula. Amo la femminilità, dico sì all’emancipazione ma nella diversità dei ruoli: l’uomo deve fare l’uomo».
Un regalo sotto l’albero?
«Sono due, girare il remake di Sedotta e abbandonata o Matrimonio all'italiana e, visto che ho studiato canto per tanto tempo e sognavo di andare a Sanremo, ora il regalo sarebbe quello di condurlo, magari con Pippo Baudo. È abbastanza rétro?».