«Lascio lo scudetto all’Inter ma la Juve era la più forte»

L’ex magistrato non si sbilancia: «Il mio lavoro non può essere messo in piazza ogni minuto».

Claudio De Carli

nostro inviato a Coverciano

Un’ora e mezza di schemi e ripetute, partitella dieci contro dieci con la palla che si poteva colpire solo di testa, doccia. E mentre Grosso lascia il ritiro, fermato dal risentimento muscolare all’adduttore della coscia sinistra, Gianluigi Buffon si presenta in grandissima forma.
Questa volta non dipende tutto da lui, sono quelli davanti che la devono mettere dentro, due partite che valgono tanto: «Decisive – spiega - è paradossale ma vero».
Due partite. Due vittorie per rimettere le cose a posto, non dovesse finire così potrebbe succedere di tutto, ieri c’era qualcuno che si informava dove fosse Marcello Lippi. Ma Buffon non vuole pensarci: «È giusto riconoscere a Lippi quello che ha fatto e non è giusto chiederci quanto ci manchi. Ora c’è un altro ct e noi dobbiamo aiutarlo in un momento delicato, dobbiamo fare gruppo e ripartire con la stessa determinazione, pensando che le prime due partite del girone sono state falsate dalla nostra condizione atletica, specialmente contro la Francia. E non è neppure giusto accusare Donadoni di mancanza di esperienza. Al mondiale c’erano Klinsmann e Van Basten, non credo avessero molta esperienza più di lui».
Una difesa su tutta la linea che continua senza forzare i toni: «Se Cassano è rimasto a Madrid, il ct avrà avuto i suoi buoni motivi, Anche molti di noi subito dopo il Mondiale non sono stati convocati, il motivo era semplice: alcuni non erano in buone condizioni fisiche. Credo che questa spiegazione valga anche per Cassano, mi sentirei di escludere che sia rimasto a casa nel timore di una contestazione dell’Olimpico. Sarebbe molto brutto se dopo soli due mesi già ci si fosse dimenticati della splendida festa romana, dall’aeroporto fino a notte fonda, vorrei proprio che non venisse dimenticata. Poi non riesco a capire per quale motivo i romani dovrebbero fischiare la Nazionale. Il numero dieci a Cassano è stato considerato oltraggioso? Mah, non so adesso chi metterà il dieci, magari lo mette Oddo».
Ma che cosa succederebbe se queste due partite non dovessero finire nel migliore dei modi? Buffon risponde di getto: «Le conseguenze le pagheremmo anche noi giocatori. Donadoni? Questa è una domanda che non potete farmi, lui ha bisogno di noi e noi sentiamo questa responsabilità».
E il resto? Buffon risponde su intercettazioni, serie B, penalizzazioni, imbarazzi, scudetti, pedinamenti, finanziaria: ma non gli fa effetto sapere che lo scudetto dell’onestà sia andato a una squadra che pedinava e intercettava? Domanda velenosa, Buffon ripete di non sentirsi defraudato e neppure che per questo motivo la penalizzazione della Juventus verrà ridotta: «Credo che ci abbiano punito per errori che sono stati riscontrati. Magari è stata data una pena severa e magari non è stato così per tutti. Ma non penso nulla del professor Rossi che va a Telecom. Se lo chiamano tutte le volte che ci sono situazioni difficili da affrontare, significa che ha delle qualità. Personalmente quando l’ho incontrato mi ha trasmesso valori umani e molto profondi. Ma è chiaro che mi attendo uno sconto della penalizzazione in campionato e temo anche che questa Juventus che vince regolarmente induca a ripensarci, perché tanto finirebbe in serie A comunque».
Scusi Buffon, ma lei, in fin dei conti, si sente un evasore fiscale? «Io credo che se qualcuno mi volesse pedinare perderebbe soltanto del tempo, non ho niente da nascondere. Se dovessi sapere che pedinano mia moglie e frugano nel mio conto corrente allora questa sarebbe una questione di privacy, e allora dico no. Ma io mi sono sempre comportato bene, sono d’accordo con Campana quando dice che noi calciatori siamo stati presi di mira, chi guadagna di più è giusto che sia più tassato, non ho paura, i miei introiti sono tutti dichiarati. Non scenderò in piazza ma non credo neppure che sia giusto stravolgere tutto il mondo in tre mesi».