L'asse Usa-Sicilia sventata da un tradimento

Una storia che
si svolge nei primi anni ’80. I due delitti sono stati ricostruiti
dagli inquirenti grazie a intercettazioni di conversazioni tra
i boss palermitani Nino Rotolo e Antonino Cinà, due dei
componenti della così detta "triade" che affiancava Provenzano

Palermo - C’è anche la storia di un tradimento familiare nell’indagine della Dda di Palermo sui nuovi rapporti tra la mafia siciliana e quella americana. Ed è una storia che si svolge nei primi anni ’80, proprio tra la Sicilia e gli Usa.

L'omicidio Due dei 19 fermati su ordine della Dda di Palermo, Filippo Casamento e Tommaso Inzerillo, sono infatti accusati anche dell’omicidio di Pietro Inzerillo, il cui cadavere venne ritrovato a Mount Laurel, nel New Jersey, il 15 gennaio del 1982 dentro il bagagliaio di un’auto sportiva, una Mercury «Cougar» nuova fiammante, intestata al ristorante Joe Pizza di Phipaldelphia mentre a Palermo infuriava la guerra di mafia che finì con l’egemonia corleonese su Cosa Nostra. Al solo Tommaso Inzerillo viene contestata anche la "lupara bianca" di Antonino Inzerillo, la cui scomparsa venne denunciata sempre nel New Jersey l’8 febbraio del 1982. I due episodi, secondo gli inquirenti, sono un'appendice americana dello scontro tra i clan.

Gli "scappati" in America Gli Inzerillo erano tra gli "scappati", boss che avevano cercato negli Usa un riparo dalla mattanza della loro famiglia ma anche oltre oceano vennero inseguiti dai killer. Pietro e Antonino Inzerillo erano rispettivamente fratello e zio di Salvatore "Totuccio" Inzerillo, il capomafia assassinato a Palermo nel maggio del 1981 in uno dei primissimi agguati dell’offensiva dei corleonesi, e per sottrarsi a una sicura condanna a morte erano volati negli Usa, forti anche dell’appoggio del clan dei Gambino. Ma qui caddero egualmente, vittime secondo gli inquirenti del tradimento di un loro familiare, Tommaso Inzerillo.

Le intercettazioni I due delitti sono stati ricostruiti dagli inquirenti grazie a intercettazioni di conversazioni tra i boss palermitani Antonino Rotolo (nella foto) e Antonino Cinà, due dei componenti della così detta "triade" che affiancava Provenzano e già arrestati nell'operazione "Gotha". Rotolo confida a Cinà che Tommaso "Masino" Inzerillo, all’epoca "sottocapo" nella famiglia mafiosa di Uditore, a Palermo si era salvato dalla guerra di mafia perchè si era schierato con i corleonesi e aveva accettato di eliminare i suoi congiunti fuggiti negli Usa. Tommaso Inzerillo, dice Rotolo, "aveva fatto da base" per l’omicidio del fratello di Totuccio «Pietro [...] quello che hanno trovato nel bagagliaio", perchè "in Americaa… gli hanno fatto fare il cambio" (espressione che secondo i magistrati della Dda indica con tutta probabilità, il passaggio allo schieramento dei corleonesi). E Cinà commenta: "Traditore". Nella stessa conversazione ascoltata dagli inquirenti, Rotolo si addentra nei particolari e descrive la scomparsa di Antonino Inzerillo: "Il fratello di suo padre, glielo ha portato e glielo ha fatto affogare". Mentre sull’omicidio di Pietro Inzerillo, ucciso a colpi di pistola calibro 9, Rotolo dice: "A suo cugino gli ha sparato lui".