Dopo l'assessore condannato la metamorfosi E "Giggino 'a manetta" si riscopre garantista

Conversione sospetta: tuona contro il carcere preventivo. Ma da pm ha arrestato molti innocenti. Ieri pm arresta-tutti, ora garantista scettico sugli arresti preventivi. E' forse servita la condanna a quattro mesi appena presa da un suo
assessore

Roma - Sono bastati tre mesi da sindaco e «Giggino ’a manetta» è passato dall’altro lato della barricata. Ieri pm arresta-tutti, ora garantista scettico sugli arresti preventivi. È forse servita, per la trasfigurazione dell’ex moralizzatore dei moralizzatori Idv, la condanna a quattro mesi appena presa da un suo assessore. Avendo fatto allenamento intensivo di dichiarazioni bomba sui rifiuti (cose tipo «in cinque giorni la città e la provincia di Napoli saranno liberate dalla spazzatura», 7 giugno scorso, o «I quartieri spagnoli diventeranno come Montmartre»), Luigi De Magistris è riuscito a strabiliare tutti anche ad Amalfi, in un dibattito pubblico con Fassino. «Si è fatto un uso eccessivo di provvedimenti cautelari - ha detto seriamente l’ex pubblico ministero di Why Not e Toghe Lucane -. E poi deve cambiare un po’ l’atteggiamento dell’informazione nel rapporto tra magistrati e indagati. Gli avvisi di garanzia non sono una condanna, sono appunto uno strumento di garanzia». Parole di semplice civiltà giuridica, non fosse che vengono pronunciate da un ex Savonarola in toga.
Giova ricordare a «Giggino o’ garantista» come iniziò la sua carriera da magistrato: con un’inchiesta, che si incardinava sul principio di «moralizzazione della cosa pubblica» (lo ha raccontato Filippo Facci), che portò in galera ventuno incensurati, accusati di nefandezze varie. Tutti poi, ovviamente, prosciolti nell’udienza preliminare con sentenza di non luogo a procedere.
In Basilicata è nata addirittura «L’associazione vittime di De Magistris», lì ancora conosciuto come «Giggino o’ flop», per l’esito delle sue megainchieste con strascico di indagini, sequestri, ordini di custodia cautelare. Ma ancora non faceva il politico e il sindaco, solo il pm. Fin dall’inizio De Magistris ha cercato «comitati d’affari», intrecci di criminalità organizzata, massoneria, imprenditoria e politica corrotta. Così nasce Toghe lucane, nel 2007, e così naufraga. Un impianto accusatorio «lacunoso» e tale da non presentare elementi «di per sé idonei» a esercitare l’azione penale: con queste parole il gup di Catanzaro Maria Rosaria di Girolamo, ha chiuso l’inchiesta, archiviando ogni accusa. Gli elementi, sottolineò il giudice, «non consentono di sostenere adeguatamente, nei confronti di tutti gli indagati, una fattispecie associativa quale quella ipotizzata, essendo del tutto carente la prova in ordine all’esistenza di un sodalizio». Capolavoro: trenta indagati, trenta archiviati.
Il gup decise, tra l’altro, che non erano necessarie ulteriori indagini «vista l’enorme mole di materiale probatorio già acquisito che spazia dall’assunzione di informazioni all’acquisizione di documenti ed intercettazioni». Un altro aspetto caratteristico del metodo De Magistris: l’ipertrofia di intercettazioni che sfocia in faldoni di migliaia di pagine, una fonte inesauribile per la stampa che ci si butta a capofitto.
E in effetti anche sul secondo monito del nuovo De Magistris (Di Pietro vuole fondare una Idv2, lui raddoppia se stesso) ci sarebbe da ricordare qualcosa. Il magistrato fu sottoposto a un’indagine per fuga di notizie, proprio in virtù dei suoi rapporti con i giornalisti, quel che ora lui stesso denuncia dicendo che «deve cambiare un po’ l’atteggiamento dell’informazione». Tutto, va detto, fu archiviato, ma nel frattempo, grazie a quelle inchieste roboanti, De Magistris era già diventato un’icona televisiva, un ospite di Annozero, un futuro candidato.
Parliamo del dipietrista che è riuscito a fare l’ala moralista dell’Idv, ad esempio sugli indagati e sull’opportunità di sostenere candidati con indagini a loro carico (De Luca in Campania, nel 2010). L’idolo del movimentismo grillino, celebrato da Micromega di Flores D’Arcais, come unico più puro dei puri, fino a qualche mese fa non avrebbe neppure potuto pensare che «si è fatto un uso eccessivo di provvedimenti cautelari». Di preventivo il magistrato De Magistris usava soprattutto il sequestro. Ospedali regionali, centri turistici, come quello di Marinagri. Giggino provò a sequestrarlo nel 2007, ma il Tribunale della libertà e la Cassazione lo fermarono. Poi un anno dopo ce la fece, e il centro turistico ed ecologico fu messo sotto chiave. Risultato? Cantiere e indotto in ginocchio, con migliaia di famiglie nella stessa posizione. Gli stessi che poi hanno dato vita all’«Associazione vittime» dell’attuale sindaco di Napoli.