Latino o mitteleuropeo. L’uomo indeciso tra rigore e passione

Milano moda, orgoglio nazionale da Ferré. Divise castigate per Prada

Milano - L'orgoglio italiano e il rigore mitteleuropeo, la forza prorompente dell'emozione e l'energia inarrestabile delle grandi riflessioni. Si può riassumere così quel che è successo ieri alle sfilate di Milano Moda Uomo per la prossima estate sulle passerelle di Prada, Ferrè, Emporio Armani, Antonio Marras e Bottega Veneta. Ma le parole non bastano per raccontare quanto è passato nel cuore degli addetti ai lavori prima, durante e dopo l'ultima sfilata di Gianfranco Ferré. Il caso, definito da qualcuno come «nome di Dio quando agisce in incognito», vuole che tutte le colonne sonore tranne quella di Prada, siano fatte da musicisti italiani. Celentano accompagna l'eleganza sussurrata di Bottega Veneta, Nino Rota e gli Avion Travel sottolineano poeticamente la felice conversione alla concretezza raggiunta dall'uomo di Marras, mentre una magnifica compilation di brani celebri (da I maschi di Gianna Nannini a L'ombelico del mondo di Jovanotti) rafforza il messaggio di Emporio Armani: l'italianità come valore estetico universale. In segno di rispetto da Ferré abbassano il volume. Eppure le voci di Gino Paoli, Pino Daniele, Vasco Rossi, Ron e Francesco De Gregori graffiano l'anima dei presenti che applaudono per 10 minuti la porta da cui, al posto del grande architetto della moda, escono 25 bambini vestiti dalle sue inimitabili camicie bianche. Per rivedere lui con il suo tipico sguardo al tempo stesso ironico e severo, bisogna aspettare che Giorgio Armani faccia proiettare l'immagine del collega come apertura della sfilata Emporio. «Un omaggio doveroso» dichiara lo stilista, mentre Miuccia Prada spiega di non sentirsi parte della stessa generazione professionale, ma certo 63 anni sono troppo pochi per andarsene soprattutto quando hai ancora così tanto da dire.

Le sue parole permettono di fare il punto della situazione perché l'ultima sfilata di Ferré è come la prima: un'indimenticabile prova d'eroismo creativo. Basterebbero le camicie ricamate a punto croce in filo d'oro e i meravigliosi blouson in nappa da guanto dipinta a mano per dimostrare l'illimitato spirito di perfezione dell'architetto Ferré. Il suo inconfondibile taglio rende fluidi i movimenti del corpo anche nei completi più formali, mentre nei capi sportivi non manca mai un certo rigore dato dalla nobiltà del gesto atletico. Se la bellezza salverà il mondo, quest'uomo non è vissuto invano.

La grande signora del made in Italy vuole invece riflettere sui nuovi territori della mascolinità con una collezione che lei stessa definisce senza pensieri né teorie, ma fatta essenzialmente con gli occhi. Lo sguardo di Miuccia Prada è talmente acuto da cogliere il lato debole dell'uomo moderno traducendolo poi nelle bellissime stampe a fiori scuri sui rigorosi modelli vagamente militari tipo la tuta che in realtà sembra una normale camicia infilata nei pantaloni. I completi in fresco di lana grigio antracite dal sapore ironicamente austro-ungarico, fanno da contraltare a certi curiosi pigiamini fantasia mai visti prima su una passerella maschile anche se poi, a ben vedere, sono la versione moderna dell'immaginifico stile british lanciato negli anni Sessanta dai Beatles. «Sono mitteleuropea - spiega Miuccia sorridendo - tutto quello che faccio è frutto di tante stratificazioni storiche». Lo stesso si può dire dell'impeccabile lavoro di Antonio Marras che pure parla d'Italia con i suoi 40 gilet fatti a mano uno per uno e con innumerevoli variazioni sul tema dei pantaloni sportivi. Tomas Maier scopre invece i colori della nostra storia e per Bottega Veneta il corallo Sciacca diventa più prezioso di un diamante sudafricano.