LatinoAmericando: un successo lungo due mesi

Si conclude stasera la lunga maratona estiva di LatinoAmericando, il festival, giunto quest’anno alla diciottesima edizione consecutiva, che ha portato a Milano la cultura a 360 gradi dell’America del Sud. La Fiesta Gitana al Datch Forum di Assago (ore 21.30) vedrà alternarsi sul palco artisti di fama internazionale: dai maggiori esponenti della Compañia di Flamenco di Siviglia alla Gipsy Kings Family, fondatori dell’originario gruppo dei «Gipsy», protagonisti indiscussi nelle «hit parade» degli anni ’80 . La kermesse, durata 60 giorni filati, si è confermata tra gli eventi clou dell’altrettanto lunga e densa stagione dell’estate musicale (e non solo) milanese. I numeri, del resto, non lasciano dubbi: 36mila metri quadrati di esposizione, 22 paesi rappresentati, una media di quasi 10mila visitatori per sera, 25 generi musicali proposti e un valzer di star davvero vorticoso (da Sergio Mendes a Toquinho, da Ruben Blades a Vanessa da Mata a Mercedes Sosa, solo per citarne alcuni). Senza parlare dell’area ludica: il ballo e, naturalmente, la gastronomia, con annessi e connessi. Tempo di bilanci dunque, e le conclusioni di questo rinnovato successo le tiriamo con il primo artefice e direttore della kermesse, Juan José Fabiani, l’italo-peruviano che dall’ormai lontano 1991 garantisce il «marchio di fabbrica» al festival.
Un’impressione a caldo, nel giorno della chiusura.
«Stanchezza. Unita a grande soddisfazione. Non solo per i numeri, ma anche e soprattutto perchè quest’anno possiamo dire di aver centrato l’obiettivo di fondo della manifestazione, che da festival inteso in senso tradizionale si è evoluto in una vetrina a tutto tondo del Sud America».
Cos’è cambiato nel corso di questi 18 anni?
«Sembrerà banale, ma c’è stata a Milano, in Lombardia e anche nel resto d’Italia una crescita esponenziale delle scuole di ballo latino-americano. Per noi è la conferma del gradimento degli italiani non solo di questa forma di divertimento ma della cultura sud-americana in sè».
Quale sarà la formula per il 2009?
«Proseguiremo nella stessa direzione del 2008: puntare ad evolvere l’iniziativa in una fiera del Sud America, per far conoscere al meglio e in profondità la cultura di quei paesi ai milanesi».
Insomma, LatinoAmericando per aiutare e facilitare l’integrazione?
«Esattamente. Attraverso le iniziative del festival, l’integrazione avviene in modo naturale, concretamente, toccando con mano realtà che prima non si conoscevano direttamente. E la collaborazione sempre più stretta e fattiva con le istituzioni è fondamentale: il lavoro che stiamo facendo con il Comune di Milano, con la Provincia, così come con le ambasciate è proficuo e lo diventerà maggiormente in futuro. Tenendo anche conto che, fino ad oggi, LatinoAmericando si è completamente autofinanziato».