LATINOAMERICANDO

Assago, siamo tutti d’accordo, non ha proprio niente in comune con la piazza del Pelourinho a Bahia o come la costa del Malecon all’Havana. Eppure scagli la prima pietra chi, almeno una volta l’anno, non si è fatto convincere a fare una puntatina al Latinoamericando, il festival dei malati di sud e centroamerica. Lì, tra padiglioni di souvenir, fumi delle griglie e mescolanza di ritmi e sonorità tropicali, si incontrano più o meno le stesse contrastanti tipologie umane che bazzicano i check-in per il Brasile: comitive di vitelloni a caccia di mulatas, coppiette pronte ad esibire le pagelle dei corsi di salsa e merengue, famigliole proiettate su salsicce e spiedini, ma anche raffinatissimi ed ecosolidali seguaci della cultura sudamericana, musica in primis. L’atmosfera, insomma, è ridente e per tutti i gusti, specie nelle edizioni in cui gli organizzatori riescono miracolosamente a sfuggire il flagello zanzare. Non da ultimo, il festival si fregia da 18 anni (già, è maggiorenne) di un merito indiscusso: offre concerti e concertini fino ad agosto inoltrato, il che fa da anestetico a certe desolanti estati milanesi. Nell’allegro recinto poi, spesso e volentieri trovi delle vere e proprie chicche, specie per i cultori del genere. Anche quest’anno, nel corollario di eventi culturali o pseudotali (quest’anno anche un mini Expo di alcuni Paesi ospiti) il programma non delude. Farà certamente piacere agli appassionati di musica brasiliana la presenza di Milton Nascimento, la grande voce del Minas Gerais, compositore e polistrumentista autore di capolavori come “Travessia“. Di lui la scomparsa Elis Regina disse: «Se Dio cantasse, avrebbe la sua voce». Sempre i filobrasiliani si gusteranno la chitarra -pardon o violao- di Tochinho, le melodie funky di Djavan, la batucada frenetica ed elettrizzante della band di percussionisti bahiani Olodum. Ma gli appassionati di bossa nova si leccheranno certo i baffi per la presenza di Sergio Mendes, compagno di merende di Tom Jobim e Joao Gilberto diede una spinta non indifferente alla influencia do jazz nella Mpb, la musica popolare brasiliana. Anche i filo-latinos, però, non avranno di che lamentarsi. Il palco del Latinoamericando ospiterà, tra gli altri, miti della salsa cubana come la Charanga Habanera, Lalo Rodriguez (detto «il medico della salsa»), Issac Delgado e Ruben Blades. Dulcis in fundo, l’indimenticabile voce di Mercedes Sosa, la più importante esponente della scena folk musicale argentina.
Non mancano infine progetti espositivi come la mostra «Architettura e Libertà» dedicata al brasiliano Oscar Niemeyer, e iniziative per la solidarietà come «BailaBimbo» (22 giugno) a favore del progetto dell'Unicef «Bolivia, uniti contro lo sfruttamento dei bambini».