La "latitanza" di Giancarlo Tulliani Sa tutto, ma non parla. Da 21 giorni

L'imprenditore che ha lavorato nella casa dice che il "cognatino" era legato al proprietario: chi è mister X? Ha seguito la ristrutturazione, abita nella casa, potrebbe chiarire sui mobili. Inve tace. Perché? 

Gianmarco Chiocci
Massimo Malpica


RomaNon si sa se i «cognati» si parlino tra loro, di certo entrambi non parlano con l’esterno. Se sull’affaire immobiliare monegasco Gianfranco Fini, dopo aver snocciolato otto spiegazioni non certo dirimenti la scorsa settimana, lascia esternare per suo conto i suoi, da Benedetto Della Vedova a Farefuturo, Giancarlo Tulliani sulla questione non ha mai aperto bocca, limitandosi ad annunciare querele e a presentare esposti per presunte violazioni della privacy.
Eppure, a tirare in ballo il fratello di Elisabetta, è stato proprio il presidente della Camera. Di fronte all’identità certa dell’inquilino che vive in affitto nella casa al 14 di boulevard Princesse Charlotte, a Montecarlo, casa svenduta da An a qualcuno nascosto dietro una finanziaria off-shore, Fini aveva ammesso di aver saputo che suo «cognato», dopo aver procacciato l’acquirente, s’era ritrovato a vivere lì, in affitto. Con «stupore e disappunto», ha spiegato l’ex leader di An.

Ma pur chiamato in causa, Giancarlo non ha rotto il muro di silenzio. Non ha spiegato come mai, perché e in che modo ha convinto l’acquirente nascosto dietro le due «ltd» caraibiche, Timara e Printemps, ad affittare proprio a lui l’appartamento. Non ha detto a quale titolo ha potuto, da futuro inquilino, non solo seguire ma indirizzare i lavori di ristrutturazione di quella casa, eseguiti dalla Tecab di Stefano Garzelli tra 2009 e 2010. Non ha smentito (e lui sì che potrebbe, considerato che lì ci abita) che in tutto o in parte l’arredamento della casa monegasca provengano dal negozio di mobili di via Aurelia, a Roma, nel quale un ex dipendente - Davide Russo - ha detto al Giornale di aver visto Fini ed Elisabetta Tulliani lavorare a progetti relativi a un immobile d’oltreconfine che, tra colleghi, veniva chiamato «la casa di Fini a Montecarlo». Non ha mai insomma chiarito davvero com’è andata l’operazione che ha visto l’appartamento che Anna Maria Colleoni lasciò in eredità ad An passare di mano per un valore ben più basso di quello di mercato a una e poi a un’altra finanziaria off-shore, per poi finire abitato da lui. Ma proprio a quanto dice Fini qualcosa Giancarlo Tulliani deve saperla: procacciatore d’affari e poi inquilino dell’acquirente. Che sia all’oscuro di tutto è semplicemente impossibile.

Il Giornale ha già raccontato quello che, sul cantiere di ristrutturazione della casa di boulevard Princesse Charlotte, composta da «hall, deux pièces, cuisine, salle de bains et balcon», ha spiegato il costruttore, Garzelli. Ipotizzando un qualche legame tra la società proprietaria e Tulliani. Ovvio, visto che il «cognato» di Fini era lì a indicare cosa fare e come farla. Ha dunque pagato lui i lavori, o chi si nasconde dietro la società proprietaria gli ha assegnato questo compito? E a che titolo? Di certo, della ristrutturazione della casa in cui poi è andato a vivere, Giancarlo Tulliani si è ampiamente occupato. A confermarlo, l’intervista che potete leggere in questa pagina all’ambasciatore italiano a Montecarlo, Franco Mistretta, in carica nel Principato dal primo ottobre 2008, ossia due settimane prima della seconda compravendita, quella tra Printemps e Timara, della casa monegasca (quella la cui data Fini ha erroneamente citato come giorno della vendita di An a Printemps). Mistretta, pochi mesi dopo il suo insediamento, a marzo dell’anno scorso, ricevette in ufficio la visita di Tulliani. Il quale prima chiese informazioni su come poter avviare «un’attività immobiliare». Poi tornò a chiedere suggerimenti per ristrutturare una casa. Richiesta che l’ambasciatore riconosce come «unusual», insolita. Ma l’attività di consulenza non finì lì. Sempre all’ambasciatore Mistretta, Tulliani chiese direttamente dove aprire un conto in banca, in che albergo alloggiare e via così. Un ambasciatore su cui contare come consigliere personale non è roba di tutti i giorni e soprattutto non è per tutti, ma Mistretta al Giornale racconta che sapeva bene con chi aveva a che fare. Quel «tipo un po’ così», spiega, come prima cosa disse «che era il fratello della Tulliani, o il cognato di Fini, non ricordo bene».

Dunque Tulliani, fresco di trasferimento a Montecarlo, mentre ancora soggiornava in hotel progettava di buttarsi nel settore del «real estate». E poco dopo era impegnato a trovare ditte per ristrutturare una casa. Un racconto che certo non fa a pugni con quanto dichiarato dal costruttore che si occupò dei lavori per rimettere a nuovo l’abitazione che An vendette, e in cui Tulliani ora abita. Davvero il «cognato» non ha niente da dichiarare?