Latium, a Londra un’apoteosi a tutto ravioli

nostro inviato a Londra

Un giorno a Londra per gettare le basi della prima edizione lontano dall’Italia di Identità Golose (maggio/giugno 2008), tanta gioia ma anche l’amarezza di vedere quante parole affidiamo al vento noi italiani. Ma restiamo a tavola. Su quella inglese i luoghi comuni si sprecano, eppure nella capitale del Regno Unito si può mangiare benissimo, meglio che a Venezia ad esempio e in maniera incredibilmente varia.
Anche lì la cucina italiana è popolarissima, peccato lo siano di più, nella pubblicistica e nei sogni, quella spagnola e l’eterna haute cuisine dei nostri cugini. C’è ancora tanto da fare, soprattutto seguire chi cucina italiano in riva al Tamigi. In tal senso ho gradito molto l’esperienza di martedì da Latium, locale aperto nell’ottobre di tre anni fa da Maurizio Morelli, chef e patron oggi trentatreenne, con la sala affidata a Giovanni Baldino.
Il posto è a ridosso di Oxford street, tra Cavendish square e il Britsh museum, in taxi basta dire Sanderson hotel che tutti conoscono perché disegnato da Philippe Starck. Il Latium è esattamente al di là della stretta via, con una vetrina discreta e scura, interni in penombra e un personale preciso nei gesti e solerte nei movimenti. Morelli, una decina di anni fa, pensava di fermarsi a Londra un anno, massimo due. Oggi ha moglie e figli e una grande voglia di proporre la sua cucina e non quella che gli inglesi considerano la cucina italiana, fatta di stereotipi. A livello di vino ad esempio, i più non scappano da tre eterne opzioni: Pinot grigio, Gavi di Gavi e Chianti.
La carta segue la suddivisione tra antipasti, primi piatti, secondi di pesce e secondi di carne, formaggi italiani, purtroppo i soliti noti ma in Europa il formaggio è sinonimo di Francia e poi in Inghilterra ne hanno di eccellenti. Infine i dolci. Più un capitolo che è un inno alla pasta ripiena: A Passion for Ravioli. Cinque antipasti e cinque piatti forti. Non avrei mai smesso di sognare sciogliendomi in bocca i Tortellini di pollo in brodo di gallina così come mi hanno stregato i Ravioli ripieni di ricotta e limone (ma i pomodorini per la salsa vanno privati della buccia), quelli di coda alla vaccinara (così buoni che ho gradito pure la salsa al sedano) e infine quelli di carciofi con salsa di gamberi. Geniale l’apertura con la Lingua di vitello bollita con salsa al tonno («È il mio modo di intendere il vitello tonnato», mi ha spiegato Maurizio), affascinante il Cocktail di gamberi e capesante (sviluppato in orizzontale in una piatto quadrato), gagliarda la sella di cervo. Latiummm...
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