Il lato oscuro dell’eros La donna è fetish o punk

Vizi privati che trapelano da apparenze chic per Dolce & Gabbana, borchie e lucchetti esibiti da John Richmond

Milano - Il sesso è un ingrediente fondamentale nella moda come nella vita: piace a tutti e in più fa vendere. Lo sanno bene gli stilisti e infatti ieri Dolce & Gabbana hanno mandato in passerella un'immagine che può essere definita sadomasochic: donne dominatrici, armate di frusta e issate su crudeli tacchi a stiletto da 12 centimetri, con altissime cinture in metallo dotate perfino di lucchetto a sottolineare il punto vita della maggior parte dei modelli. Tolto l'armamentario «fetish» (c'erano anche le mascherine degli scambisti, in un'elegante versione di feltro e acciaio) restava una straordinaria collezione per l'autunno/inverno 2008. Con capi indimenticabili come il piccolo paltò in piume bianche ingabbiate nel tulle nero e gli abiti a bustier in pelle increspata nei colori dei metalli preziosi: oro, argento, platino e titanio.
C'erano cappotti borchiati talmente belli da strappare l'applauso a scena aperta, per non parlare di quello in pizzo nero nella gabbia di tulle che «imprigiona» anche una superba pelliccia in visone stampato a macchia di leopardo e uno spettacolare tubino interamente coperto di cristalli rossi. C'era ovviamente molto nero, il colore dello Stige, fiume dell'inferno, utilizzato però con la stessa sapienza sartoriale di Yves Saint Laurent che non a caso vestì Catherine Deneuve per Belle de Jour, l'indimenticabile film di Louis Bunuel sulle inquietudini sessuali di una ricca borghese. C'è anche questa chiave di lettura nella parte giorno che prevedeva perfetti tailleur dalla gonna a tubo con lo spacco posteriore, mantelli sigillati al corpo dalla nuova cintura di castità e accessori divini tipo il grande foulard in pelliccia, la gigantesca borsa di coccodrillo stretta in mano insieme all'immancabile frustino e quelle scarpe a puntissima che farebbero la gioia di qualunque seguace delle pratiche di Leopold Von Sacher-Masoch. Ma siccome ha ragione Woody Allen quando dice che il sesso è sporco solo quando è fatto molto bene nessuno scandalo dalla sfilata di Dolce & Gabbana, ma tanta moda che potrebbe avere un effetto Viagra a ogni latitudine sessuale. Del resto la cosa più interessante dei vestiti è rendere così attraente chi li indossa da essere strappati in un impeto di passione. In questo senso John Richmond ha fatto un capolavoro perché la sua immagine punk chic come la musica dello storico gruppo «Siuxsie and the Banshees», era al tempo stesso rispettosa delle donne come soggetti pensanti capaci di decidere quando è il momento di fare gli oggetti sessuali: un'eleganza sexy, sfrontata, ma mai volgare.
In questo nessuno può battere sua maestà il tubino nero, capo-feticcio della splendida collezione Moschino ispirata al tema del doppio non tanto in senso sessuale, quanto in quello della costruzione sartoriale di sciarpe che diventano cappotti oppure vestiti da sera decorati anche da paillettes tridimensionali. Le formidabili lavorazioni di Fendi hanno permesso di produrre pellicce intarsiate effetto parquet o spina di pesce e un fenomenale tubino a frange di pelle come quelle che ornano la borsa «Voodoo» prossimamente di culto. Sulle frange, comunque, Max Mara ha dato una lezione d'inventiva al mondo intero: il modello a stalattite con punta di cristallo diventa perfino un pullover da sera per il rinfrescante stile «cold mountain» proposto dal marchio di Reggio Emilia. Gaetano Navarra punta invece alle livide atmosfere dei Racconti Berlinesi di Christopher Isherwood. Insomma una giornata memorabile in questa sfiancante settimana di sfilate milanesi per il prossimo inverno.