L'attacco di Fini: il Cav faccia un passo indietro E' un ostacolo al confronto con l'opposizione

Il presidente della Camera torna a parlare del premier e dice: "Immagino per lui un triste tramonto. E' un ostacolo al confronto con l'opposizione. Inevitabile un suo passo indietro". Poi sulle intercettazioni: "Il governo rinunci al decreto"

Roma - "L’ostinazione di Berlusconi ostacola il confronto con l’opposizione che non contesta chi ha vinto le elezioni ma il modo in cui esercita il suo compito". Così Gianfranco Fini torna a rilevare che "un passo indietro di Berlusconi è inevitabile". "Auspico - spiega dallo studio di Otto e mezzo - una maggioranza più ampia, non una con Pdl e Lega all’opposizione, e consapevole che Berlusconi non è più credibile quando fa un appello ai moderati. Quindi è inevitabile un passo indietro di Berlusconi". Anche perché, osserva ancora Fini, "fino a qualche giorno fa Berlusconi diceva che senza Casini e me può lavorare più speditamente. Ora chiede la nostra collaborazione, e la contraddizione è evidente".

Alfano più portavoce che segretario Il presidente della Camera profetizza anche la modalità di uscita di scena del premier: "Immagino un triste tramonto, saranno gli elettori ad accompagnarlo fuori da palazzo Chigi, da un lato mi dispiace ma chi è causa del suo mal pianga se stesso". "Le primarie nel Pdl? Credo sarà difficile vederle". Quanto ad Angelino Alfano segretario in pectore, "è una degnissima persona - chiosa Fini - ma nel momento in cui assumerà una posizione difforme da Berlusconi sarà il segretario del Pdl. Se la logica è quella del più fedele tra i fedeli, è una logica più da portavoce che da segretario".


Intercettazioni: il governo rinunci al decreto Poi il presidente della Camera parla delle intercettazioni e dice che il modo con cui si vuole intervenire per limitarne l’uso o la pubblicazione "è una vecchia questione. Di certo c’è la necessità di regolarne l’uso una volta che gli atti giudiziari sono inviati alla Camera o anche alle redazioni dei giornali. Mi auguro però che il governo riponga nel cassetto l’ipotesi del ricorso al decreto". Lo ha detto intervenendo a Otto e Mezzo su La7 il presidente della Camera, Gianfranco Fini aggiungendo che "vorrei trovare anche un solo studente di diritto costituzionale che non capisca che non verrebbe rispettato il requisito di straordinaria necessità e urgenza".

No a legge bavaglio Fini poi aggiunge che un disegno di legge potrebbe essere opportuno "a condizione che il contenuto non sia il contenuto del testo arrivato al Senato, da tanti, non solo da noi, giudicato una sorta di bavaglio". Il presidente della Camera osserva che "sta ai magistrati valutare se il materiale delle intercettazioni è di rilievo penale, anche se non è la prima volta che ipotesi di accusa si rivelano infondate. Mi auguro solo che da parte del governo - avverte - si riponga nel cassetto l’idea di intervenire con un decreto".