Latte cinese, l’«epidemia» si estende Pechino risponde con le epurazioni

Sale a 53mila il numero di bambini che sono stati sottoposti a cure mediche per avere ingerito latte contaminato da melamina, sostanza chimica impiegata per la fabbricazione di plastica e fertilizzanti. Il dato complessivo dei bambini intossicati è stato reso noto ieri dal ministero cinese della Sanità. Di questi, 13mila sono ricoverati in ospedale e oltre cento versano in gravi condizioni. Sono quattro, invece, i bambini morti a seguito di danni ai reni e al fegato provocati dalla sostanza chimica. Lo scandalo del latte adulterato varca i confini cinesi: ieri le autorità di Taiwan hanno vietato le importazioni di prodotti dell'industria del latte provenienti dalla Cina; in Giappone uno dei maggiori produttori alimentari, la Marudai Foods, ha ritirato dal commercio alcuni prodotti confezionati con latte importato da una delle aziende coinvolte nello scandalo, tra cui una marca di merendine molto popolare tra i più piccoli.
Ma il latte cinese, soprattutto quello in polvere, il maggiore responsabile del dramma, viene esportato anche in Paesi meno tutelati, come Bangladesh, Myanmar, Gabon e Burundi. Se a pagare fino a pochi giorni fa erano stati solo dipendenti delle aziende coinvolte e loro complici nelle amministrazioni locali e all'interno del Partito comunista, ieri è saltata anche la prima poltrona eccellente: a dimettersi dalla sua carica è stato il direttore dell'agenzia governativa per la Supervisione della qualità, Li Changjiang. L'agenzia di stampa statale Nuova Cina ha riportato un comunicato in cui si sottolinea che il funzionario «si è dimesso con il consenso del governo». Il burocrate aveva resistito agli scandali che si erano susseguiti dall'estate 2007 in poi, dai ravioli cinesi ripieni di cartone industriale ai giocattoli nocivi per la salute dei bambini. Già allora il governo cinese aveva assicurato maggiore rigore nei controlli dei prodotti per l'esportazione.
Oltre alle aziende cinesi Sanlu e Yili, quest'ultima sponsor degli scorsi Giochi olimpici, a finire nel mirino dei controlli è anche la Nestlè: il colosso dell'industria alimentare ha annunciato di avere ritirato dal commercio, a Hong Kong, un latte a lunga conservazione di sua produzione, dopo che vi erano state rilevate tracce di melamina. Due giorni fa la multinazionale svizzera aveva diffuso un comunicato per rassicurare i consumatori in cui dichiarava che «nessuno dei suoi prodotti in Cina è fatto con latte contaminato».
Intanto, l'Unione europea si prepara a rilanciare il problema dei controlli alle frontiere dopo le drammatiche conseguenze del latte contaminato. Nonostante dal 2002 l'Ue abbia chiuso le frontiere all'importazione di latte e prodotti caseari dalla Cina, la crisi degli ultimi giorni ha spinto i ministri dell'Agricoltura e della Sanità europei riuniti ad Annesy, in Francia, a «rafforzare ulteriormente l'impegno in materia di sicurezza alimentare». Un documento per portare maggiore attenzione all'importazione di prodotti agricoli e agroalimentari importati è già stato presentato dalla Francia con il sostegno di altri 13 Paesi dell'unione, tra cui l'Italia.