Latte indigesto per gli europei preistorici

da Londra

Fino a qualche migliaia di anni fa, nell’epoca neolitica, gli uomini europei non erano in grado di digerire il latte, del tutto assente dalla loro dieta.
Il motivo, come hanno rilevato gli scienziati della University College di Londra (Gran Bretagna) e dell’università di Mainz (Germania) grazie all’analisi di alcuni resti umani risalenti a quel periodo, tra il 5.480-5.000 avanti Cristo, è che i nostri antenati non possedevano il gene che produce l’enzima lattase, l’unico in grado di scindere il lattosio, cioè il principale zucchero contenuto nella bevanda.
Una caratteristica che, più in là nel tempo, ha iniziato a rendere gli uomini che la acquisivano più forti e in salute. Ma che ancora oggi non tutti possiedono: si calcola che almeno il 5 per cento della popolazione inglese, ad esempio, e ben un terzo degli italiani siano «rimasti» intolleranti al latte.
I ricercatori, il cui lavoro è pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, hanno concentrato i loro esperimenti su alcuni teschi di uomini del Neolitico, cercando di individuare il gene che rende digeribile il latte. Non essendo riusciti nell’impresa, sono giunti alla conclusione che gli europei di quel periodo non potevano bere latte senza avere conseguenze indesiderabili: forti dolori, nausea e gravi disturbi intestinali. «La teoria più accreditata - spiega Mark Thomas, uno degli esperti - è che lentamente, quando il gene si è presentato negli organismi degli «antichi» europei, si è dato il via agli allevamenti di bestiame da latte. Il gene che consente di bere questa bevanda può essere considerato dunque come il più vantaggioso che l’uomo ha acquisito negli ultimi 30mila anni. La possibilità di bere il latte era un grande vantaggio per i nostri antenati - spiega Mark Thomas - per l’apporto di sostanze nutritive, la grande reperibilità e anche per la mancanza di parassiti, abbondanti invece nell’acqua».
Uno dei principali meriti del latte riguarda la fissazione del calcio: soprattutto nel nord Europa, la scarsa esposizione al sole origina bassi livelli di vitamina D, fondamentale per assorbire questo minerale, nel sangue. Sia il calcio che una piccola quantità di vitamina disponibili invece presenti nella bevanda.