Lauzi, un saluto a pugno aperto

Nemmeno James ce l’ha fatta. James Parkinson gli aveva afferrato la mano, sperando di convincerlo a chiuderla a pugno, così seguendo la moda e le idee, insieme all’ideologia che fa tendenza e gloria. Bruno Lauzi ha resistito, fino all’ultimo tremore: «Vengo male nelle fotografie, un po’ mosso», così aveva rispedito al mittente la vigliaccata. Il pomeriggio di mercoledì era pieno di sole ma non pienissimo di gente davanti alla chiesetta di San Bovio che quasi ti arriva in faccia, in fondo al rettilineo, dopo il palazzo biancastro e basso della Postal Market. C’era il popolo normale di questa fetta, una delle tante, di Peschiera Borromeo, alla periferia est milanese, c’era qualche amico del Bruno ma nessun corteo, nessun girotondo, nessuna bandiera e nessuna chitarra a suonare musica.
È stato curioso (sarebbe meglio un altro qualificativo) leggere il titolino in prima pagina de Il Corriere della Sera di ieri «Addio a Lauzi, cantautore e poeta (liberale)». Sì, così, un aggettivo, liberale, messo però, doverosamente, tra parentesi per ricordare agli astanti, lettori e no, chi sia stato mai questo piccolo artista accettato, sopportato, tollerato, compatito, come si fa quando nel clan, nel gruppo, nella cellula c’è il tipo simpatico, quello che racconta barzellette, quello che conosce la musica, frequenta la lingua, trasmette emozioni ma-però-tuttavia non è dei nostri, non canta Bella Ciao assieme agli altri, non firma manifesti, non partecipa a spettacoli o eventi dove uniti si vince e che i ricchi piangano.
Bruno Lauzi è tornato a casa, a San Felicino che è un bel diminutivo giusto per lui, così vogliono la moglie e il figlio, il suo vero e miglior partito, oltre a quello liberale che fu, segno distintivo, fazione di appartenenza e non area mobile nella quale muoversi furbescamente. Il premio Tenco gli viene consegnato alla memoria, già si sapeva che non si sarebbe presentato a ritirarlo (lo farà suo figlio Maurizio), per motivi di salute, in verità c’era dell’altro, perché, il compagno di scuola di Luigi non era stato in seguito anche compagno, non di scuola stavolta, degli altri, di alcuni affiliati al club medesimo e questo, la non fedeltà e/o appartenenza militante provoca allergie e rossori nei collettivi. Giorgio Gaber, colpevole di essere il marito della forzista Ombretta Colli o il destraiolo Lucio Battisti potrebbero confermare il concetto.
Passati tra i più ecco le commemorazioni, le trasmissioni televisive a loro dedicate, dvd e cd, serate e concerti con il repertorio di memoria, una bella sfilata di quelli che non c’erano a San Bovio, in un pomeriggio di ottobre, sembrava estate. E il liberale, senza parentesi, Bruno Lauzi non stringeva il pugno.