Lavagna: dove regna il degrado non decolla la vocazione turistica

Un'altra Lavagna rispetto a quella che a cavallo tra Ottocento e Novecento nobili e artisti russi scelsero come splendido rifugio. Ritagliata e ondulata fino a Cavi borgo, ha il suo giro di vacanzieri, ma 'sta vocazione territorial-turistica resta un po' tra color che son sospesi. Già lo svincolo autostradale, il sabato pomeriggio soprattutto, diventa la lunga «passione» per raggiungere il centro che t'accoglie un po' così. Che il solito punto dolens resta la pulizia. Spesso pavé dei carruggi macchiato, bidoncini traboccanti e cassonetti interrati rotti con altrettanti contenitori d'emergenza piazzati di fronte. Meno male vien da dire, ma alle 11 del mattino non è certo un bel vedere. Senza contare che in giro trovi ancora le carcasse delle moto bruciate almeno un mese fa. Poi c'è via Nuova Italia, che nonostante abbia quel fascino giocato sui suoi antichi portici, non se la fila nessuno. Un po' come il centro storico, dove la sera il passeggio non è di certo confortato da negozi aperti o vetrine illuminate. Altro dettaglio «minimo» la mancanza di gabinetti pubblici: quelli dietro il Municipio e vicino al cimitero sono chiusi da tempo, mentre i sopravvissuti sul lungomare versano in condizioni proibitive. E proprio la passeggiata, da anni oggetto di interventi, è ancora una fascinosa incompiuta; e il tratto antistante Arenelle, dove gli stabilimenti balneari «toccano» la ferrovia e aspettavano il famoso prolungamento della passeggiata, resta senza soluzione. La stessa area ferroviaria presenta ringhiere di confine marce, rifiuti di sorta sui bordi interni, muretti fatiscenti e ratti belli grossi. Qualche perplessità suscita il sottopassaggio alla stazione di Cavi, non ancora completato, e un po' tutti gli altri sottopassi che diventano il viatico obbligato da attraversare rapidi e possibilmente in apnea, per raggiungere il mare. Per Fido niente spazi dedicati e opti quindi per l'oasi naturalistica del Lungo Entella: peccato siano ancora presenti i cumuli di materiale della recente pulizia ed il fango dell'ultima esondazione che con la pioggia diventa scivoloso. Tornando al borgo non si capisce perché Via Dante rimanga chiusa fino alle sei del mattino e spesso transennata e lucchettata ben oltre tale orario mentre i locali chiudono all'una. Ultimo passaggino sul porto che fa vita a sé, ma la facesse davvero! Nessun negozio aperto e il cartello stradale ad indicare «centro commerciale». Una surreale provocazione.