Il lavapiatti che rifiuta la ricchezza

Andrea Acquarone

L’insostenibile peso della notorietà. Da lavapiatti senza arte né parte ad allegro possidente. Senza pensieri, senza più il problema di far quadrare affitto e bollette, pasti e biglietto del bus. C’è un’eredità che gli cambierebbe la vita, da una settimana la sua foto campeggia sui giornali d’Italia e del Regno Unito, tutti lo cercano, «internauti» compresi. Lo attende almeno un milione e mezzo d’euro, centesimo più centesimo meno, eppure lui no. Niente. Angelo Piroddi, l’uomo fuggito dalla Sardegna diciassette anni fa, tagliando i ponti con tutti e con tutto, non vuole saperne. Ha scelto di vivere una vita nascosta. Anonima. Oggi ancor più di prima. In molti lo davano per defunto, lui semplicemente voleva che lo pensassero. Non usciva dalla sua tana, silente, schivo, quasi spaventato. E ora che un giornalista inglese l’ha scovato, sbotta. Come un animale ferito: «Non voglio quei soldi. Li darò a qualcun altro. Non amo le persone da cui provengono, quindi perché dovrei ricevere il loro denaro? Mia madre mi ha sempre dato problemi da viva e ora me ne dà altri da morta. Non sarò ricco. Preferisco restare povero come sono ora».
Fosse una fiaba triste la potremmo leggere su una riedizione di Cuore. Ha 45 anni questo italiano partito nel 1991 da Bari Sardo, 3mila settecento anime, in provincia di Nuoro. Oggi vive in uno squallido miniappartamento a Reading, sobborgo operaio a una cinquantina di chilometri dalla City. Da qualche tempo non fa più lo sguattero: adesso lavora per una manciata di sterline al mese alla Thames Water, la società che gestisce la distribuzione dell'acqua potabile a Londra. Certo, quel denaro gli cambierebbe la vita. Ma forse è proprio ciò che lui non vuole. Già tanti avvoltoi volteggiano attorno al malloppo. Gliel’ha lasciato sua madre, Anselma Chiai, dopo una vita spesa da emigrante col marito a fare la contadina in Francia. I risparmi finirono in una grande villa con tre appartamenti a Bari Sardo, in terreni, in titoli bancari. Questo il lascito per Angelo. Nel testamento, lasciato all’avvocato Giancarlo Piroddi poco prima di morire nel luglio del 1998, l’anziana (malata di cancro) specificava a chiare lettere: «Non voglio nella maniera più assoluta che i miei beni vadano alle mie cinque sorelle, né a mia madre (che aveva quasi cent’anni, ndr)». Avevano litigato.
Lui, Angelo, raccontano le voci di paese, le zie non le aveva mai sopportate. Proprio i rapporti di famiglia scatenarono più di una tensione con la mamma quando era ancora a casa. Poi la morte, tragica, del fratello in un incidente stradale. A quel punto la decisione. Voleva dimenticare, ripartire da zero, Angelo, quando scelse di raccogliere i suoi quattro stracci e scappare. «Per cercare un lavoro», spiegò laconicamente. Voleva diventare immemore. Il padre se ne andò poco dopo la sua fuga.
Ma c’è un passato che torna, che si ripresenta oggi con quel volto, che tanti vorrebbero scorgere, della fortuna. Quella che lui considera una maledizione. Ha perso i capelli, ma gli sono rimasti gli occhi buoni e lo sguardo un po’ introverso del ribelle ad Angelo. Non replica alle cinque sorelle della mamma che vorrebbero impossessarsi dei beni. Il mese scorso hanno presentato un’istanza al tribunale, vista l’irreperibilità del nipote, per poter ereditare.
L’avvocato che ha in mano il testamento olografo da otto anni, e che nel frattempo ha fatto nominare un curatore legale, spera che Angelo ci ripensi. Non è ancora riuscito a parlargli. Confida che qualche vecchio amico lo convinca ad accettare. Lui, però, sembra irremovibile: «Darò quel denaro a qualcuno - ha detto arrabbiato al giornalista del Sunday -. Ma non voglio che nessuno sappia di questo e non ne voglio parlare più».
Il console generale italiano a Londra, David Morante, conferma: «Lo abbiamo trovato, abbiamo un fascicolo su di lui; ma ci ha chiesto di non rivelare niente su di lui né sulla famiglia».
La ricchezza può attendere. E, stavolta, non è una fiaba.
Andrea Acquarone