Lavativi contro sgobboni, battaglia sul web

da Milano
«Dobbiamo aumentare la produttività! Non posso vivere senza le mie pratiche!». Scherzi dell’epoca di Google e del «forse stavi cercando...». Capita allora che vai su Internet, digiti «assenteisti» e sei pronto a sorbirti un convegno con tanto di polverosi pareri statistici. E invece ti spunta un Fantozzi d’antan, con tanto di Signorina Silvani e Ragionier Filini che urlano «fateci venire a lavorare!», bramosi di presentarsi in ufficio per poi fiondarsi a prendere il sole. Benedetta Rete, cerchi la noiosa attualità e ti ritrovi le icone ante-litteram di quegli statali sfaticati che in questi giorni stanno dichiarando guerra al ministro Brunetta. Su YouTube, ovviamente.
Già, perché la disputa dotta a colpi di saggi e comizi sa di vecchio. Meglio sfidarsi nella porcilaia multimediale per antonomasia, dove grufolano gli appassionati del «filma e metti in rete». Dove, sarchiando qua e là, si pescano perle di ogni tipo, pro e contro Renato Brunetta.
Si comincia dal karaoke a lui dedicato. La musica è quella di «Tristezza per favore vai via», il successo di Ornella Vanoni sulle note di una canzone brasiliana. Ovviamente, il candidato ad andarsene è Brunetta. I fannulloni gli ricordano che «non siamo mica tutti lazzaroni» e che «fra soubrettes e padani imbonitori (scorrono le immagini di un’ammiccante Carfagna e di uno sbadigliante Bossi, ndr) di lavoro ne hai». Insomma, idea vecchiotta ma garbata, sette più.
Poi ci sono i creativi della catena di Sant’Antonio, quelli che inviano a tappeto uno sfondo del desktop con gli occhi del ministro e la scritta: «Ti sto vedendo, sono le 13.03 e non stai facendo un c... come al solito». Più ironico del video elegantemente intitolato «Brunetta ci hai rotto!», che unisce la sagacia di Rino Gaetano e della sua «Nun te reggae più» a fotomontaggi con tanto di puffi che saltellano intorno al ministro al grido di: «Siamo lavoratori, meritiamo più rispetto!».
Perché, in fondo, Brunetta o lo si odia o lo si ama. E come al solito in Italia si tifa, anche se sulla funzione pubblica. Ecco dunque quello che sulle immagini della manifestazione degli statali di La Spezia del 25 luglio scrive: «Sono tanti, tutti contro di lei, e solo perché ha cominciato a chiedere loro di fare quello per cui sono pagati!». E quello che sceglie la canzone napoletana per sfottere i fancazzisti: «So’ finiti i tempi belli, è ’o mument’ e faticà».
Nella squadra avversa scende però in campo il fuoriclasse. Un oscuro funzionariaccio patrono degli statali, che annuncia «fàcchese» (fax per i normo-parlanti) contro il ministro «che colpevolizza la malattia» e «mena il can per l’aria». Per sconfiggerlo, si promuove una manifestazione davanti al ministero di via Nomentana: tutti gli statali portino un cane, per farlo menare dal Brunetta. Video da maneggiare con cura, contiene un alto tasso di delirio.
Poi ci sono i franchi tiratori della videocamera, che si prendono la briga di riprendere bidelli, segretarie e infermieri mentre poltriscono in orario di lavoro. Che poi il passo dalla segnalazione alla delazione è breve, e subito si arriva a quello che denuncia al ministro l’assenteista della Provincia di Modena (con nome e cognome). Per fortuna c’è anche spazio per i cialtroni senza pretese di dottrina politica, che si limitano a mettere in Rete il video di tre impiegati che mimano il canottaggio sulle sedie dell’ufficio o di un giovanotto che per andare a casa sparge becchime sulla scrivania e fa invadere l’azienda dai piccioni.
Accanto al sorriso (il volto del ministro al posto della brunetta dei Ricchi e Poveri regala soddisfazioni) c’è spazio anche per la seria denuncia. Quella del coordinamento nazionale Uilpa-Inps, che ha realizzato un video in cui si replica all’orco Brunetta. Perché l’Inps «assiste 25 milioni di assicurati e 16 milioni di pensionati \ avendo a che fare con aliquote e norme difficili». Urgono medaglie al valor civile! Ché se fossero davvero fannulloni come potrebbero aiutare la ggente? (Carrellata sul quadro «Il quarto Stato» di Pellizza da Volpedo, che fa tanto proletari e lavoratori).
E meno male che non c’era YouTube quando De André cantava che «senza pretese di voler strafare, dormo al giorno quattordici ore/ anche per questo nel mio rione godo la fama di fannullone». Lo avrebbero crocifisso in sala mensa. Con un video, si intende.