La lavatrice «modello svedese» di Calabresi

Libertà e perline colorate come nella canzone di Paolo Conte? No, libertà e lavatrici. Questo è il tema d’inizio del nuovo libro di Mario Calabresi, Cosa tiene accese le stelle (Mondadori, pagg. 130, euro 17). Calabresi per raccontare gli italiani «che non hanno mai smesso di credere nel futuro» parte da una storia della sua famiglia e tutta centrata sull’emancipazione femminile.
Punto di partenza una sera dell’anno 1955 quando la nonna del direttore della Stampa assaporò di nuovo, dopo ben 14 anni, la possibilità di disporre del proprio tempo. Perché: «Ogni sera da quattordici anni, mia nonna andava a dormire esausta solo quando aveva finito di lavare a mano montagne di lenzuola e pannolini...». Poi arrivò lei: «quella gigantesca lavatrice americana appena arrivata in Italia di cui si era innamorata. Tornata a casa passò anche in libreria. Le bastò muoversi tra gli scaffali per sentirsi felice all’idea di scegliere cosa avrebbe letto quella sera... Era l’idea di tornare a leggere che faceva la differenza, l’idea di aver riconquistato un po’ di tempo». Abbastanza per far dire alla nonna di Calabresi che la lavatrice è stata l’invenzione più grande di tutti i tempi. Uno splendido amarcord insomma. Quasi identico a un altro splendido amarcord, come segnalato da Italia Oggi (in un articolo di Giacomo Ghilardi), utilizzato in una conferenza del dicembre 2010, puntualmente finita in rete, di Hans Rosling, uno dei più noti cervelloni svedesi (guarda caso molto amato negli Usa). Cosa racconta Rosling: «Mia madre mi spiegò cos’anno di magico le lavatrici il primissimo giorno. “Hans, abbiamo caricato il bucato, ora la macchina farà il suo lavoro. E noi possiamo andare in biblioteca. Questa è magia: carichi il bucato e dalla macchina ottieni libri, libri per bambini”. E mia madre ha avuto tempo per leggere per me... E ha anche ottenuto libri per lei...». Insomma la mamma di Rosling proprio come la nonna di Calabresi era convinta che la lavatrice sia stata la più grande invenzione del mondo. Che fantastica coincidenza: una vicenda familiare pressoché identica a duemila chilometri di distanza e che si incunea così saldamente nella memoria.
Miracoli della lavatrice o forse di internet, chi può dirlo...